La Danza Macabra



Danza macabra
L'Oratorio dei Disciplini prende il nome dalla Confraternita omonima detta anche dei "Battuti", o di S. Bernardino e S. Maria Maddalena, che ne fece la propria sede nei secoli. Sorge in posizione appartata ad ovest della maestosa basilica clusonese con accesso dal sagrato o dalla scalinata di via S. Bernardino.





Introduzione
L'Oratorio dei Disciplini prende il nome dalla Confraternita omonima detta anche dei "Battuti", o di S. Bernardino e S. Maria Maddalena, che ne fece la propria sede nei secoli. Sorge in posizione appartata ad ovest della maestosa basilica clusonese con accesso dal sagrato o dalla scalinata di via S. Bernardino. È conosciuto soprattutto per gli affreschi esterni sul tema della morte ma conserva al suo interno il ciclo delle "Storie di Gesù" meno conosciuto ma altrettanto meritevole dell'interesse dei visitatori e degli studiosi della pittura quattrocentesca. Sulla facciata volta ad est domina il tripartito affresco del Trionfo della Morte, della Danza Macabra, dei Vizi e delle Virtù. L'opera è del 1485 come testimonia la data segnata sul cartiglio esterno a sinistra, nel Trionfo in alto. Si tratta di una sintesi unica di tutti i temi macabri che ritroviamo separati in altri affreschi dello stesso genere sparsi per l'alta Italia e l'Europa: dalla Francia fino in Lettonia, dalla Svizzera fino in Finlandia. Questo affresco pregevole ed importante è visitato da studiosi di tutta Europa e da numerosi turisti. Solo dopo la metà dell'800 gli esperti di storia dell'arte e gli storici cominciarono ad interessarsi agli affreschi dei Disciplini apprezzandoli nella loro qualità e nel loro significato e cercarono di individuare l'autore o gli autori. La critica più recente è propensa ad attribuire le "Storie di Gesù" e gli affreschi macabri a Giacomo Borione e alla sua bottega. H "Magister ]acobus pentor" dei documenti dell'epoca, è attivo a Clusone dopo il 1460 come attestano i registri della Confraternita dei Disciplini; è un pittore locale ma dotato di grande capacità espressiva e vivacità coloristica. A lui i Disciplini diedero l'incarico di illustrare ai fedeli i temi della vita di Gesù e quelli della Morte e del Giudizio. Nessuno dubita che lo abbia fatto con grande efficacia.





L’Oratorio e le sue vicende
La primitiva costruzione della seconda metà del quattordicesimo secolo aveva il tetto a doppio spiovente ed occupava solo la parte affrescata con i temi della morte. Fu costruita dai Disciplinati Bianchi eredi della tradizione dei flagellanti del 1200, i quali oltre a dedicarsi alla penitenza e all'ascesi avevano anche scopi caritativi tra cui l'assistenza ai pellegrini, agli infermi, ai moribondi e ai morti. Gli aderenti portavano una lunga veste bianca con cappuccio, per nascondere il volto, e sono rappresentati con il flagello usato per battersi nei loro riti penitenziali. All'inizio del XV secolo la chiesetta fu prolungata verso sinistra con l'attuale corpo principale. Nel 1452 l'Oratorio, prima dedicato all'Annunciata, fu ridedicato a S. Bernardino da Siena che aveva predicato a Bergamo e in Val Soriana. Inseguito fu aggiunto il portico che rovinò parte degli affreschi della facciata. La primitiva costruzione a destra, probabilmente nel 1673, fu sopraelevata e fu costruita la scala di accesso e la porta proprio a ridosso del grande affresco della Morte rovinandone una buona parte e facendo quasi scomparire del tutto la parte inferiore. Nel 1868, rimossa la scala e chiusa la porta, si provvide ad un primo restauro. Nel 1901 ad opera di Domenico Giudici, autore di uno dei primi libri sugli affreschi della Morte, si provvide ad una ripulitura dello sfondo del Trionfo con la scoperta di nuove figure. Altri restauri furono eseguiti nel 1903, nel 1952 e nel 1970 con la scoperta di alcuni frammenti della parte bassa riguardante i Vizi e le Virtù.





Gli affreschi esterni
II grande affresco sui temi della Morte e del Giudizio è diviso in treparti: in alto il Trionfo della Morte, al centro la Danza Macabra e in basso i resti della parte comunemente riferita ai Vizi e alle Virtù. Complessivamente si tratta di una predica in immagini ad edificazione dei fedeli in un luogo situato vicino al cimitero, ma è anche paragona­bile a una sacra rappresentazione in tre atti simultanei o a una visione impressionante ed ammonitrice che appare all'osservatore. L'antico Oratorio, sopraelevato nella seconda metà del secolo XVIII con la conseguente distruzione di parte degli affreschi del Trionfo della Morte e della Danza Macabra.



La Danza Macabra
Sotto il Trionfo è rappresentata la celebre Danza della Morte il tema più celebre e più diffuso. Sulla fascia divisoria si legge “O ti che serve a Dio del bon core Non avire pagura a questo ballo venire. Ma alegremente vene e non temire. Poi chi nase elli convene morire". Si tratta quindi di un ballo anche se la posizione delle figure indica più una processione che si snoda davanti allo spettatore. Forse nella parte mancante a destra c'erano degli scheletri musicanti che dovevano meglio caratterizzare la Danza. Ungruppo confuso si affaccia da una porta sulla sinistra ed alcuni personaggi bencaratterizzati avanzano tenuti per mano ciascuno da uno scheletro. I personaggi ParticolareParticolaredella Danza sembrano di condizione sociale inferiore rispetto ai maggiorenti del Trionfo. Dopo la donna vanitosa all'estrema sinistra, è raffigurato un disciplino a rappresentare i committenti dell'opera per il compimento della quale essi diedero istruzioni precise all'affrescatore. Nella Danza non è la morte in generale che è rappresentata ma quella individuale di ogni singola persona. La morte è legata alla vita ed ogni uomo percorreParticolare il suo cammino con la sua morte accanto. Chi bene vive, cioè fondato nella giustizia e nell'amore di Dio, guarda la morte senza paura anzi con gioia. Il tema della Danza dei vivi e dei morti che affonda le sue origini nel substrato culturale popolare medievale, ha avuto numerose raffigurazioni; in alta Italia si citano quelle di Pinzolo e Carisolo in Val Rendena,quelle di Bienne e di Pisogne in Val Camonica non lontano da Clusone. Altre Danze Particolare inferiMacabre le troviamo a Basilea, a Zurigo, a Villisau, a Meslay Le Grenet in Francia, a Lubecca, a Haselbach, a Meitniz in Carinzia,a Hrastiviie in Istria; a Tallin in Estonia, a Inkoo in Finlandia, per citare solo quelle che sono state illustrate in un convegno internazionale di studi sulle Danze Macabre in Europa, tenuto a Clusone nell'agosto 1987 con il concorso di molti studiosi europei.
I vizi e le virtù
ParticolareUna fascia con la scritta "...amus crucem omnes diligamus Deo devote serviamus cum omne reverentia" divide la Danza dal terzo registro quasi del tutto scomparso, probabilmente anche per l'apertura di una porta in seguito alle prescrizioni della visita pastorale di S. Carlo Borromeo nel 1575, per dare più aria e luce alla Chiesa. A sinistra su piccoli cartigli si leggono i nomi di tre vizi capitali "Superbia – Lussuria - Invidia"; gli altri quattro sono scomparsi. A fianco una enorme fauce dentata sembra inghiottire le figure deidannati tormentati dal tridente del demonio ancora visibile nella sino­pia. Si tratta dunqueParticolare dell'Inferno con i peccatori colpiti dai vizi capitali. A destra dove si vede un gruppo di Disciplini, che in vita erano dediti alla penitenza e alla miseri­cordia per il prossimo, doveva esserci verosimilmente il Paradiso per i virtuosi. I danni patiti da questa terza parte dell'opera impediscono di cogliere in pieno il significato complessivo dell'affresco. Resta valida l'ipotesi secondo la quale il tema generale dell'affresco riguarderebbe i Novissimi: dopo la rappresentazione della morte, destino ineluttabile, c'è il Giudizio con l'Inferno e il Paradiso.


L'origine della Danza Macabra resta a tutt'oggi sconosciuta, sebbene ci siano molte teorie in proposito.
Nel Medioevo serviva come memento mori per i potenti, come conforto per i poveri, e come ammonimento a condurre una vita cristiana. L'ossessione tutta medioevale per l'incombenza della morte - che trova nella danza macabra la sua più grandiosa e grottesca espressione.

La danza macabra come genere d'arte nacque e si sviluppò in Francia tra la fine del XIV secolo e l'inizio del successivo, non solo nelle rappresentazioni figurative ma anche nella letteratura e nel teatro.

Il punto di partenza di questa tradizione artistica e' un dipinto del 1424-25 che appariva sotto i porticati del chiostro del Charnier des Innocente a Parigi. L'opera è andata distrutta, ma ne conosciamo la struttura grazie ad una serie di riproduzioni del 1485 pubblicate dall'editore Guyot Marchant.










In seguito a quello di Parigi furono prodotti numerosi affreschi, tra gli altri quello di Londra ( 1430 circa ), di Basilea ( il primo attorno al 1440 e il secondo circa nel 1480 ), di La Chaise-Dieu ( circa 1460-70 ), di Lübeck ( 1463 ).

Durante la seconda metà del XV secolo, la danza macabra cominciò a diventare un genere sempre più popolare, fonte di ispirazione di artisti come Hans Holbein il giovane, Daniel Nikolaus Chodowiecki e Johann Elias Ridinger. Tra i più noti esempi di danze macabre quattrocentesche: l'affresco della chiesa di San Lazzaro a Como ( oggi andato perduto ), quello di Clusone, le serie di incisioni di Hans Holbein dette "Alfabeto della morte", ( link: + Alfabeto della morte di Hans Holbein + ) in cui a ogni scena corrisponde una lettera.

La maggior parte delle danze macabre sono affrescate sui muri esterni di chiostri, di sepolcri, di ossari o all'interno delle chiese. Di solito rappresentano corpi emaciati e scheletrici appaiati con i rappresentanti delle varie classi sociali. Il numero di personaggi e la composizione stessa della danza è variabile. Talvolta affiorano anche elementi di caustica satira sociale. Ciascun scheletro è il doppio grottesco del vivo costretto a danzare suo malgrado. Così ci sarà una mostruosa donna-scheletro che ghermisce la bella fanciulla mentre si ammira allo specchio, oppure uno scheletro beffardo con la mitra che afferra il vescovo mentre tenta invano di aggrapparsi al tavolo ingombro di monili e di gioielli, segni della falsa vocazione religiosa. L'inesorabilità della morte dà ai poveri ed ai diseredati la consolazione di guardare alla morte come regolatrice d'ogni ingiustizia. In effetti, si puo' considerare la danza dei morti come il risvolto lugubre dell'allegro sentimento carnevalsco del mondo descritto da Mikhail Bakhtin.

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