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Mostrando postagens de Setembro, 2015

L'ALBERO DELLA CUCCAGNA

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Giardino, se è vero che tu fosti madre della nostra prima casa, è vero che tu, albero, fosti il padre del cibo nei tuoi carnali frutti. L'albero come simbolo del supermarket dei sogni si trova in tante culture, a cominciare dalla Bibbia, ma il tronco mangereccio più famoso resta l'Albero della Cuccagna, che affonda le radici nelle origini del mito in tutta Europa, iniziando da quelle celtiche. Considerato il tema di Expo, Achille Bonito Oliva un anno fa pensò a una mostra, «L'albero della cuccagna. Nutrimenti dell'arte», che prendesse avvio dall'Esposizione Universale, ne protraesse l'eredità nel tempo e soprattutto nello spazio grazie al simbolo edonistico in cui il cibo non costa sudore della fronte, ma è elargito per magnaminità celeste.

L’albero della cuccagna è un gioco popolare i cui partecipanti devono cercare di prendere dei premi posti in cima ad un palo (in genere i premi sono prosciutti o altri generi alimentari). Solitamente il palo viene ricoperto…

LE BOLLE DI SAPONE

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Una bolla di sapone è un fine strato di acqua e sapone che forma una sfera dalla superficie iridescente. Le bolle di sapone spesso rimangono in formazione sferica solo per pochi secondi poi, o scoppiano da sé o dopo il contatto con altri oggetti in grado di assorbire il liquido che le circonda. In genere le si usa come passatempo per i bambini ma il loro sfruttamento in performance artistiche professionali dimostra la loro capacità di affascinare anche gli adulti.

Le bolle di sapone possono aiutarci inoltre a risolvere complessi problemi matematici riguardanti lo spazio poiché rappresentano sempre la più piccola area di superficie tesa tra due punti o due confini e, soprattutto, il concetto di "sfera perfetta".

Una bolla può esistere perché lo strato superficiale di un liquido (molto spesso acqua) ha una certa tensione superficiale, ciò lo fa comportare similmente ad un foglio elastico. In ogni caso, una bolla fatta da un liquido puro da solo non è stabile ed è necessario s…

AMICO FURBY

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Furby è stato creato nel 1998 da Dave Hampton e Caleb Chung. Il nome deriva dal mix tra Fur (pelliccia) e Ball (palla), letteralmente Palla di Pelo. I primi Furby possiedono 24 nomi e 3 diversi toni di voce, sono in grado di eseguire diverse combinazioni di movimenti di occhi, orecchie e bocca e dire fino a 800 frasi diverse. Inoltre possono interagire tra loro per mezzo di una porta infrarossi, posta sopra i loro occhi.
Il primo Furby è dotato di 6 sensori sparsi su tutto il corpo, che gli permettono di muovere orecchie, occhi e bocca, nonché di richiedere attenzione e cure. In tutto il mondo ne sono stati venduti più di 41 milioni.
I primi Furby possiedono 24 nomi, tre diversi toni di voce, sei colori di pelliccia e quattro colori differenti di occhi. Sono in grado di eseguire oltre 300 combinazioni di movimenti di occhi, orecchie e bocca e dire fino a 800 frasi diverse. Inoltre possono interagire tra di loro per mezzo di una porta infrarossi, posta sopra i loro occhi.
La lingua uf…

IL CUBO DI RUBIK

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Tutti noi, almeno una volta nella vita, abbiamo sprecato ore di fatica davanti ad un cubo di Rubik. Ma c’è chi ha trasformato la passione per questo gioco in una professione, fino a diventare un campione. Parliamo dell’australiano Feliks Zemdegs, vincitore per il secondo anno consecutivo dei Mondiali di San Paolo che riuniscono i migliori “speedcubers” del pianeta.

Il giovane è riuscito a completare il formato tradizionale del cubo in 5,6 secondi, strappando il record all’americano Collin Burns. «La concorrenza era davvero impressionante, ma sono riuscito a controllare bene il nervosismo – ha raccontato il campione australiano -. Mi sono divertito molto e questa vittoria rappresenta un grande traguardo per me».

Per raggiungere livelli del genere è necessario senza dubbio un allenamento impressionante. Ma la cosa che conta di più è un’altra: avere una dose di pazienza di proporzioni smisurate.

Il cubo di Rubik fu inventato 40 anni fa dal professore di architettura ungherese Erno Rubik…

IL GIOCO DELLA CAVALLINA

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Questo gioco si pensa fu ideato per le strade dai bambini poveri durante i primi anni del 1900 e poi tramandato di generazione in generazione.

Il gioco espressione d’intelligenza, agilità e coordinazione, la cui dinamica è molto somigliante allo sport olimpionico del salto del cavallo, era prevalentemente praticato da ragazzi di sesso maschile in età preadolescenziale.

Il gioco della cavallina molto semplice che consiste nel saltare sulla schiena di un altro, che sta piegato in avanti con le mani appoggiate sulle gambe.

Si gioca da un minimo di 4 ad un massimo di 20 giocatori.

Non sono necessari particolari strumenti se non uno spazio ampio, chiuso o aperto, senza ostacoli, dove poter praticare liberamente il gioco.

Lo svolgimento è molto semplice: prestabilito mediante una “conta” il giocatore che farà da cavallina (colui che restando fermo con le mani poggiate alle ginocchia e la testa in giù ben coperta da eventuali contatti con i saltatori, assume la posizione del noto attrezzo g…

L'Elastico tra le Mani

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Il Gioco dell'Elastico, conosciuto anche come Ripiglino o Culla del Gatto, si gioca in due o più persone e consiste in una varietà di figure composte intrecciando un elastico. È giocato in tutto il mondo, con diverse variazioni.

Si tratta di uno dei giochi con gli elastici più semplici da realizzare e richiede davvero poca preparazione.

Il consiglio è quello di scegliere elastici colorati, in modo da renderli più visibili.

Per poter giocare  servono cinquanta centimetri di elastico abbastanza sottile. Si gioca in due e serve un minimo di abilità nelle dita delle mani. L'elastico viene annodato ai due capi e viene “incastrato” tra le mani in un modo preciso che si tramanda da secoli. Il proprio compagno deve “prendere” l'elastico dalle nostre mani e formare una figura diversa. A questo punto noi lo “riprendiamo” formando un’altra figura ancora e così via in un susseguirsi di forme i cui nomi variano da popolo a popolo, da regione a regione: culla, diamante, schiacciata, le…

Le Maschere Veneziane

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Il Carnevale di Venezia è uno dei Carnevali più conosciuti e ammirati grazie alle splendide e misteriose maschere che passeggiano silenziose tra gli antichi campi e nelle calli di Venezia.

“Buongiorno Siora Maschera”, lungo le calli, per i canali e nei listoni era questo il saluto: l’identità personale, il sesso, la classe sociale non esistevano più, si entrava a far parte della Grande Illusione del Carnevale in un posto, unico al mondo, dove tutto può accadere, dove ogni scorcio non cessa di incantare.

Nella cultura veneziana con il termine "maschera" si indica l'attività di "mettersi barba e baffi finti" e "maschera" era anche il soprannome dato alle donne che si travestivano da uomini e agli uomini che si travestivano da donne. Ben presto la maschera divenne simbolo della libertà e della trasgressione a tutte le regole sociali imposte dalla Repubblica Serenissima a Venezia.
La maschera, simbolo della necessità di abbandonarsi al gioco, allo scherz…

Saltiamo Con l' Elastico

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Il classico gioco del salto con l'elastico permette di migliorare la capacità di reazione e l'agilità. Basta un semplice elastico, abbastanza lungo da essere annodato e poi 'tirato' da due bimbi (uno per lato) che infilano dentro i piedi.
In mezzo deve esserci spazio sufficiente affinché un terzo bambino possa saltarci comodamente.
A questo punto, è importante stabilire insieme le regole per i diversi 'stili' di salto a cui ogni giocatore deve cimentarsi a turno.

Astenersi i maschi!
Eastico bianco, rubato direttamente dal cassetto della nonna, ovvero l’elastico bianco dei mutandoni di una volta che viene allacciato con un nodino, in modo da avere un ‘cerchio’ unito.



All'inizio, si salta con l'elastico all'altezza delle caviglie, per poi passare a polpacci, ginocchia, cosce... Ma in base all'età dei partecipanti, va bene anche la versione più semplice dove cambia solo il tipo di salto ma l'elastico è 'fisso' alla stessa altezza. Ecco…

IL GIOCO DEL MONDO

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Innumerevoli sono le varianti di questo gioco, giocato in tutto il mondo. Patricia Evans ha scoperto, nel 1955, che bambini di San Francisco ne praticavano 19 tipi diversi.
Un antico schema di " mondo " è sopravvissuto su un marciapiede del Foro romano. In Italia si chiama Mondo o Campana, nei paesi anglo-sassoni Hopscotch, in Francia si chiama Marelles, in Germania Tempelhupfen, in India Ekaria Dukaria. E lo giocano bambini cinesi, russi, scandinavi.

Serve solo un legnetto per tracciare lo schema sul terreno o un gesso per disegnarlo sul marciapiede; un ciottolo, o un pezzetto dl legno o una conchiglia per giocatore "piastrella"

Per giocare a mondo bisogna avere a disposizione solo una modesta estensione di terreno su cui tracciare il percorso. Se il suolo è in terra battuta il percorso può esservi inciso sopra con un semplice sasso, un bastoncino o qualsiasi altro oggetto appuntito; sui marciapiedi invece, sull'asfalto stradale o su altre superficie lisce, l…