IL REGGAE




Il reggae è un genere musicale originario della Giamaica essenzialmente discendente dallo ska, ma sviluppatosi propriamente come leggera variante del rocksteady. Esso inoltre, almeno nelle sue forme classiche, trae elementi dalla musica popolare giamaicana (mento, calypso) ma soprattutto dagli influssi R&B e soul nordamericani in voga negli Stati Uniti in quell'epoca.

Esistono diverse versioni su come fu trovato il termine "reggae". La versione solitamente più accreditata attribuisce ai Toots & The Maytals il merito della diffusione del termine con la pubblicazione del loro brano "Do The Reggay" del 1968, come per altro sostengono loro stessi. In realtà il nome "reggay" era già stato inventato attorno al 1960 per identificare un rozzo (in inglese "ragged") stile di ballo e di musica, che anch'esso traeva le sue radici dal R&B di New Orleans. Effettivamente anche i Toots & The Maytals confermarono ciò affermando che prima della nascita del genere musicale, il termine "reggay" era usato per descrivere una danza in voga in Giamaica e non era associato allo stile di musica poi riconosciuto come reggae. In questo caso si può supporre che i Toots & The Maytals pubblicarono nel 1968 il brano "Do The Reggay" riferendosi in quel caso al particolare ballo. Poi il termine venne accostato al loro stile musicale grazie a questo brano, mutando in "reggae".

Tuttavia altri hanno spesso sostenuto altre tesi. Alcuni ritengono che derivi da "regga", il nome di una lingua parlata dall'antica civiltà dei Bantu, affacciata sul Lago Tanganica, in Africa. Altri che significhi una storpiatura di "streggae," che nello slang di Kingston è sinonimo di prostituta. Secondo Bob Marley, la parola è di origine spagnola e significa "la musica del Re". Secondo Alton Ellis il termine nacque dal fatto che la chitarra suonava in un modo simile alla parola 're-ggae, re-ggae' (imitando la lenta chitarra ritmica del reggae). Secondo alcuni vecchi musicisti dell'epoca invece, la parola stava per la descrizione del ritmo stesso. Hux Brown, chitarrista degli Skatalites disse: "era solo per scherzare, una presa in giro sul fatto che significasse un ritmo grezzo o rozzo ("ragged" rythm) e un'intesa col corpo".

Il reggae è spesso associato al movimento rastafari, che fu fortemente influenzato dai musicisti reggae negli anni settanta e ottanta. Tuttavia, gli argomenti trattati nei brani reggae erano in origine lontani dalla religione rastafari, con canzoni d'amore, temi sessuali o sociali esattamente in linea con le tematiche affrontate precedentemente nello ska e rocksteady. Prima che la cultura rastafari influenzasse la musica reggae, i testi e le musiche erano meno retorici e complessi. L'early reggae era caratterizzato da tematiche ispirate alla musica r&b e soul americana. I rastafari in origine non erano affatto interessati a prendere parte alla vita sociale della Giamaica, preferendo vivere isolati sulle colline, conducendo un'esistenza semplice e del tutto naturale caratterizzata da precise regole religiose e comportamentali.

Dieci anni dopo l'indipendenza dalla Gran Bretagna, il popolo giamaicano cominciò ad accorgersi di vivere una situazione peggiore rispetto a prima. L'isola accusava una forte stato di disoccupazione, crimini e violenze. Molte delle nuove generazioni giamaicane che erano cresciute con l'indipendenza erano vittime di ciò, e reagirono con l'arma più potente che avevano a disposizione, ovvero la musica. Al sorgere degli anni settanta i temi cominciarono a mutare, dando voce alla protesta del popolo che desiderava esprimersi contro il governo, mentre incoraggiavano i loro compatrioti ad aderire al patto di giustizia. Un largo numero di questi abbracciò la religione rastafari non solo come manifestazione di ciò che volevano ottenere dal governo, ovvero pace, amore e lotta alla corruzione, ma presentavano un alternativo stile di vita all'interno della logorante povertà che dilagava nel paese. Questi rastafari seguirono gli insegnamenti di Marcus Garvey (auto-aiuto, rimpatrio) per dare luce alla speranza. Nel momento in cui molti musicisti aderirono al movimento, l'influenza del rasta oltre al sound divenne chiara: gran parte dell'ottimismo tipico del reggae sembrò sparire: il basso elettrico divenne più profondo e pronunicato, il ritmo venne rallentato e i testi sembravano promettere fuoco e fiamme. Fu proprio quando gli artisti reggae cominciarono a convertirsti al rastafarianesimo che gli elementi tipici afro-giamaicani divennero il tema centrale come simbolo d'identità e orgoglio. Questa seconda fase di sviluppo del reggae era caratterizzata da tempi rallentati e da un sound complessivamente più rilassato ed ipnotico. Bob Marley e The Wailers furono il tramite per portare il mondo alla conoscenza di questa religione attraverso il nuovo stile giamaicano. Il lato grezzo e selvaggio dei primi ritmi reggae scomparve, e all'inizio degli anni settanta, cominciò così ad emergere il roots reggae. Questo stile irresistibile con la sua semplicità, originalità ed essenzialità, tornò alle sue radici africane.

Oggi il simbolo più popolare del rastafarianesimo è Bob Marley, che morì di cancro nel 1981, all'età di 36 anni. L'influenza che ha avuto sulla musica è ancora forte e molti membri della sua famiglia sono oggi artisti reggae. Egli è conosciuto come il "Re del reggae". Formati nei tardi anni sessanta, i Wailers erano in origine conosciuti sotto il nome di the "Wailing Rude Bwoys". I membri originali erano Bob Marley, Junior Brathwaite, Peter Tosh e Bunny Livingston. Il gruppo ottenne una certa popolarità durante i primi anni settanta per poi sciogliersi, così Bob Marley decise poi di proseguire il suo progetto come "Bob Marley and the Wailers". Il grande successo di Bob Marley partì dalla Giamaica quando molti cominciarono ad imitarlo cambiando le sorti della scena musicale giamaicana. Il reggae cominciò ad ottenere popolarità su scala internazionale nei primi anni settanta, così come anche la cultura rastafari, dovuta principalmente alla fama di Bob Marley, che incorporò temi nyabinghi e rastafari nella sua musica. Brani come "Rastaman Chant" condussero questo movimento e la musica reggae agli occhi del mondo (specialmente tra le minoranze oppresse come gli afro-americani, i nativi americani, prime nazioni canadesi, aborigeni australiani, i maori neozelandesi, o altre popolazioni africane). Molti musicisti erano alla ricerca del successo e si fecero crescere i dreadlocks iniziando a professare la religione rastafari. I testi di molti brani mutarono cominciando a trattare tematiche rigardanti la religione rasta citando inni come "JAH", "Haile Selassie" e "Rasta". Questi artisti cominciarono a professare il rastafarianesimo per cercare di ottenere popolarità e successo. Molti approfittarono di questa tendenza per giustificare l'uso di marijuana. Bob Marley e molti che seguirono la sua filosofia, sono la voce degli oppressi e dei poveri. Il messaggio inviato tramite la musica in molti casi tratta di oppressione, povertà, schiavitù, apartheid e diritti umani. Il reggae è divenuto una musica a sostegno della lotta all'oppressione giorno per giorno. Altri musicisti reggae con forti elementi religiosi nella loro musica possono essere Toots and The Maytals, Burning Spear, Black Uhuru, Ras Michael, Prince Lincoln Thompson, Bunny Wailer, Prince Far I, Israel Vibration, Bad Brains così come la maggior parte dei gruppi della corrente. Tuttavia alcuni rasta disdegnano il reggae affermando che è una forma di musica commerciale.



Le radici del Reggae risalgono agli anni 60, quando in Giamaica si affermava la sempre più crescente popolarità dello Ska, il riadattamento jamaicano in levare dei brani R&B che la radio americana trasmetteva in tutto il mondo. E' in quegli anni che si sviluppano i sound system,  impianti musicali mobili che suonavano i dischi di importazione a livelli assordanti e animavano le serate dei giovani, diventando in poco tempo parte fondamentale del tessuto sociale della Jamaica indipendente. Con il passare del tempo l'R&B e il Blues si fondono assieme allo Ska jamaicano, il Mento e il Calipso..il ritmo si rallenta, vengono esaltate le sonorità Blues, i testi cominciano a maturare rispetto a quelli dello Ska classico, si comincia a parlare di problemi sociali e politica, viene data vita al Rocksteady. Il Rocksteady stesso però ha durata breve, esso viene completamente messo in ombra da un altro tipo di sonorità, un ritmo ancora più lento, l'accento della batteria in rimshot sul terzo colpo, un basso predominante e una marcata vena Soul caratterizzata da tastiere e organi: nasce il Reggae. L'ascesa mondiale di questo genere si verifica negli anni 70 grazie al suo gruppo più rappresentativo del tempo: Bob Marley & The Wailers; è proprio particolarmente grazie al celebre cantante che questa musica assume un significato sociale, politico e spirituale. Bob Marley diventa un simbolo per i tutti i neri che ascoltano le sue parole di speranza e rivoluzione. La segregazione razziale fa da sfondo a questa musica, essa porta avanti i pensieri dei Rastafariani, fino a quel tempo reietti anche in Jamaica, ma poi riscoperti sotto altre spoglie proprio grazie al re del Reggae.                                                                                             
Oggi la musica Reggae è sinonimo di peace and love, questa definizione non è completamente corretta. I Rasta non sono Hippie. Dato per certo che la pace sia un presupposto fondamentale per tutti gli esseri umani per poter vivere una vita dignitosa, il vero Reggae è una musica di protesta, lotta, ribellione e spiritualità. Solo attraverso queste, la pace diventa un obiettivo reale. L'amore è professato dai Rasta in termini di eguaglianza razziale, bisogna amarsi tutti perchè siamo tutti uguali, a prescindere dal colore della pelle.

L'early reggae, chiamato anche skinhead reggae per la sua popolarità tra gli skinhead, è la primissima forma di reggae in assoluto, sviluppata in un periodo tra il 1968 e il 1971, prima della nascita del roots reggae dei rastafari.

Questo genere comprende al suo interno una serie di elementi musicali, stilistici e simbolici, che condizionarono i gusti musicali di buona parte dei giovani britannici nei fine anni sessanta. L'esplosione del reggae venne capeggiata principalmente da alcuni noti artisti come Desmond Dekker, Jimmy Cliff, Toots & the Maytals, Alton Ellis, Lee Perry, che diverranno i simboli di questa ondata musicale.

Il roots reggae è il tipo di musica reggae sostenuta ed ascoltata principalmente dai rastafari, e tratta temi spirituali e religiosi tipici di questa cultura, come l'elogio di Jah Ras Tafari Makonnen - Hailé Selassié l'imperatore dell'Etiopia. Risulta spesso come una delle forme di reggae più accessibili alle masse, nonché il sottogenere più di successo in termini globali. Il roots reggae emerse durante i primi anni settanta, a seguito del declino del rocksteady e del early reggae, traendo molte caratteristiche da questi ultimi. Nonostante il roots reggae fosse nato nel territorio giamaicano, divenne largamente popolare negli Stati Uniti e in Europa negli anni settanta, specialmente tra i giovani di sinistra.

Il political reggae è un genere tematico del reggae, che tratta di temi politici di protesta, sorto negli anni settanta. Artisti come Bob Marley e Peter Tosh trascinarono il reggae su temi politici. I loro lavori degli anni settanta decretarono l'inizio della protesta politica nella musica reggae. Sicuramente molti di questi gruppi godettero di un buon periodo, ma rimasero socialmente attivi e consapevoli che la loro musica era un tramite per il loro messaggio. Questi gruppi non rimasero costantemente popolari, ma tornarono ad avere successo in diversi periodi negli anni ottanta e gli anni novanta.

Il dub deve il suo nome alla pratica del dubbing instrumental, una versione ritmica di brani reggae inclusi nei b-side dei singoli in formato 45 giri che poi divenne un vero e proprio stile accettato che veniva sperimentato dagli ingegneri del suono per creare delle nuove varianti con i loro mixer. La pratica di ri-registrare dei brani reggae senza la voce risale al 1967, quando i dj trovarono le dance hall affollate e la gente alle feste molto divertita dal fatto di poter cantare i testi dei brani. Attorno al 1969 qualche dj iniziò a parlare sopra queste registrazioni senza la parte vocale, reinterpretando il testo anche in modi originali. Il più importante di questi primi dj fu U Roy, che divenne celebre per la sua abilità nell'improvvisare dei dialoghi con i cantanti dei brani registrati. U Roy fece strada nei sound system supportato dal tecnico del suono King Tubby che mixava tutte le tracce strumentali con sopra la sua voce. Infine, Tubby iniziò a sperimentare remixando le tracce strumentali, alzando il livello della ritmica, e abbassando o eliminando le parti vocali, aggiungendo nuovi effetti come il riverbero e l'eco. Il risultato fu interpretato da molti fan del reggae come uno "spogliare" la musica portandola alla sua essenza più pura. I singoli 45 giri con le versioni dub nel b-side divennero molto diffuse, e King Tubby divenne il padre di questa nuova tendenza.

Il Dj Style è una variante del reggae, considerato il progenitore della musica rap. Il DJ style iniziò ad emergere tramite i balli di strada ai sound system, quando iniziarono a registrare il toasting sui dischi. U-Roy fu il primo a trasformare il toasting in una forma d'arte. Quando egli iniziò a lavorare con Duke Reid nei primi anni settanta, il DJ style esplose come stile all'interno del panorama giamaicano. Presto ogni produttore si mise urgentemente alla ricerca di un DJ che praticasse il toasting sui loro ritmi. Nei metà anni settanta quando il roots reggae divenne lo stile più diffuso, Big Youth era ritenuto il più grande dj sulla piazza. Tuttavia la popolarità del genere calò, ma rimase un riferimento nel reggae e una forte influenza per lo sviluppo nel primo rap negli Stati Uniti. Quando esplose la musica dancehall i dj tornarono alla ribalta come toaster, e artisti come Yellowman e Charlie Chaplin divennero delle grandi star. Il reggae contemporaneo e la dancehall erano in qualche modo dominati da dj come Shabba Ranks, Beenie Man, Bounty Killer e Lady Saw.

Lovers rock è particolarmente influenzato dal soul e R&B e nacque all'interno della scena reggae del Regno Unito. Esso divenne popolare alla fine degli anni settanta come forma di reggae commerciale, volutamente distante dalle tematiche tipiche del roots reggae. Dallo ska al reggae, la musica giamaicana venne influenzata dal soul americano, ma il lovers rock enfatizzò queste sonorità più che mai, accoppiando i suoni del soul di Chicago e Philadelphia con le linee di basso tipiche del reggae e, in misura maggiore o minore, i ritmi di reggae. La giovane cantante Louisa Marks fu la prima artista britannica ad affermare il lovers rock con il suo singolo "Caught You in a Lie" nel 1975; negli anni a seguire, il lovers rock divenne largamente popolare tra una fascia di britannici all'ricerca di un'alternativa al political reggae. Il genere non fu mai troppo popolare in Giamaica, ma fu adottato come stile alternato da diversi esponenti del roots reggae come John Holt, Gregory Isaacs, Dennis Brown, e Freddie McGregor, che lo usarono per allargare il loro repertorio ed attirare un pubblico più ampio. Il lovers rock mantenne la sua popolarità raggiungendo il picco negli anni novanta.

Reggae pop trae le sue radici dal reggae, ma è caratterizzato da elementi commerciali, melodici e accattivanti, migliori produzioni, ed è rivolto ad un pubblico più vasto rispetto ad altri sottogeneri. A volte il reggae-pop è suonato dalle band pop per cercare di diversificare il loro sound, ma il più delle volte è suonato da artisti reggae con la passione per il pop, o per ottenere maggiori consensi, anche esterni al movimento reggae. Durante gli anni settanta, diversi rocker come Eric Clapton e i Clash sperimentarono nuove sonorità includendo elementi reggae, e l'intero movimento 2 Tone ska dei primi anni ottanta era correlato con il reggae. Ciò nonostante, non fu fino agli anni ottanta, quando artisti come UB40, Eddy Grant, e Maxi Priest conquistarono un posto nelle classifiche, che il reggae-pop divenne parte dei generi di massa. Il reggae-pop emerse inizialmente nella metà degli anni ottanta, e durò fino alla fine della decade, grazie agli artisti già menzionati che riuscirono a conquistare le classifiche. Durante gli anni novanta inoltrati, il genere rimase vivo, ma non riuscendo più a spopolare come nei fine anni ottanta e primi novanta.

La musica dancehall emerse nella seconda metà degli anni settanta ed è generalmente considerato come il predecessore della musica rap. Questa musica è anche conosciuta come bashment, un termine che può essere riferito alla musica stessa o alle grandi feste dove questa musica è suonata. Questo prende il nome dalla dancehall, un grande spazio al chiuso o all'aperto dove i dj installavano i sound system e la gente si ritrovava per ballare la musica in Giamaica. Infatti il genere venne così nominato poiché era ritenuto poco adatto ad essere trasmesso nelle radio così veniva suonato principalmente nelle dancehall. La musica dancehall è, nella sua forma più classica, una musica dal cantato parlato registrato sopra il riddim con elementi elettronici. La struttura musicale del dancehall reggae è basata su un ritmo reggae con l'aggiunta di una drum machine dal ritmo molto veloce. Il genere è il diretto discendente del Dj Style, stile di musica reggae rappata sviluppata già nei tardi anni sessanta capeggiata da artisti come U-Roy, che risultò inoltre il predecessore e maggior ispiratore della musica rap. Tra i maggiori esponenti del genere dancehall emergono King Jammy, Shabba Ranks e Yellowman.

Raggamuffin è più precisamente riconoscibile come un sottogenere della musica dancehall, nel quale i ritmi e le basi sono elettroniche. La musica perse volontariamente l'uso degli strumenti convenzionali, introducendo uno sound completamente computerizzato. I ritmi accelerati e il sound aspro fecero sembrare il genere pensato per tenere lontani i cuori deboli, mentre la forma di espressione dei dj raggiunse un picco nel quale venne rimossa ogni traccia di reggae classico. "Ragga" è l'abbreviativo di "raggamuffin," (o "ragamuffin") originariamente un termine usato nei ghetti di Kingston; la musica assunse questo nome poiché divenne lo stile alternativo delle nuove generazioni durante la seconda metà degli anni ottanta. Grazie ai costi relativamente bassi nel comporre ritmi sintetizzati, il ragga divenne la musica favorita per molti produttori giamaicani, che riuscivano a pubblicare migliaia di singoli all'anno, solitamente sperimentando nuovi ritmi invece di adoperare le vecchie basi rocksteady. 



L'immigrazione giamaicana verso l'Inghilterra era sempre stata forte, ma dopo l'indipendenza della Giamaica nel 1962 si intensificò ulteriormente, e gli immigrati trascinarono inevitabilmente la loro cultura, la musica e i sound system. Nello stesso 1962 infatti, l'Inghilterra decise di frenare la politica di immigrazione illimitata del Commonwealth, ed emersero delle rivolte. Già in origine lo ska era stato portato nel paese europeo da molti artisti e produttori di origini caraibiche come il nativo cubano Laurel Aitken. Lo ska divenne la prima musica giamaicana ad avere successo anche all'estero, ed in particolare in Inghilterra, dove la comunità giamaicana era foltissima. Il genere conquistò un grande seguito verso il 1964 soprattutto tra i giovani mod, una subcultura giovanile locale molto affascinata da questa nuova originale versione del R&B. I mod furono senza dubbio il primo culto giovanile britannico a fare propria la musica ska. Artisti giamaicani vennero invitati a suonare nel Regno Unito grazie al grande successo di questa musica, sostenuta in gran parte dai mod. Questi furono i primi a scoprirla alle feste blues tenute dagli immigrati delle Indie Occidentali. Infatti, nonostante il vasto successo nel panorama underground, la musica ska raramente riuscì a penetrare nel "mainstream" britannico, anche perché questi dischi erano distribuiti perlopiù in punti di vendita specializzati come anche bancarelle o ai mercati, ottenendo non molta sponsorizzazione radiofonica. In questo paese lo ska era conosciuto anche con il termine "bluebeat", titolo ispirato dal nome dell'etichetta (la Blue Beat Records) che distribuiva in Gran Bretagna questa musica giamaicana. Il successo della musica giamaicana nel terriotorio britannico fu tale che svariati artisti giamaicani vennero invitati a suonare in Gran Bretagna. Prince Buster ad esempio, quando visitò Londra in tournée, dovette assoldare delle guardie del corpo che lo salvaguardassero dai fan. Già nel 1964, "Al Capone" di Prince Buster era entrata nelle classifiche inglesi, "Guns of Navarone" degli Skatalites aveva ottenuto un buon successo nel 1965. Pare quindi inevitabile che anche in Inghilterra cominciò a svilupparsi un'industria discografica locale, non solo tramite le grandi etichette come la Island Records di Crish Blackwell o la Trojan che avevano già iniziato a pubblicare, su concessione delle etichette giamaicane, centinaia di dischi. Nel 1969 Desmond Dekker conquistò la prima posizione nelle classifiche inglesi con la storica "Israelites". Il forte successo del reggae nel Regno Unito, era quello di cui avevano bisogno gli artisti del genere in questo paese per iniziare a diffonderne il sound. Uno dei cantanti/produttori più di successo nel terriotorio britannico fu Dandy Livingstone. Dandy aveva iniziato l'attività di produttore nel suo paese d'origine nell'epoca ska per l'etichetta Carnival Records. Egli trovò un grande successo per la Ska Beat Records con il brano "Rudy A Message To You" nel 1967, seguito dal disco Rock Steady With Dandy. Quando egli raggiunse la Trojan Records di Lee Gopthal nel 1968, si adattò rapidamente al nuovo sound reggae. "Reggae In Your Jeggae", "I'm Your Puppet" e "Raining In My Heart" erano tutti suoi grandi brani di successo. L'etichetta indipendente Island Records, distribuiva i dischi giamaicani nel Regno Unito durante gli anni sessanta, ma il reggae ottenne una forte popolarità in questo paese solo quando venne diffuso il brano "Al Capone" di Prince Buster nel 1967. Desmond Dekker con la traccia "007 Shanty Town" (1967) raggiunse poi la posizione n° 14 nel Regno Unito. Pezzi come "Live Injection" o "Return of Django" degli Upsetters; "Israelites" o "Pickney Gal" di Desmond Dekker; "Wanderful world, Beautiful People" o "Hard Road to Travel" di Jimmy Cliff o "Young Gifted and Black" di Bob e Marcia furono tutti brani composti nel 1969 risultando tutti ai primissimi posti delle classifiche inglesi.

I mod subirono l'influenza degli immigrati rude boy, che trascinarono la loro cultura diffondendola anche tra i giovani britannici. In questo modo, verso la fine degli anni sessanta, proprio in contemporanea col sorgere del reggae, nacque lo skinhead come risultato del miscuglio tra mod e rude boy. Lo skinhead era un nuovo modello giovanile appartenente alla classe operaia, che sosteneva come i mod e i rude boy, la musica ska, rocksteady, ma soprattutto il nuovo reggae, condividendo con questi ultimi la vita di strada. La nascita di questo può probabilmente essere riconosciuta nel periodo del declino del culto mod, anche a causa dell'attenzione dei media concentrata sugli scontri tra mod e rocker durante il 1964. Dal 1968 il culto skinhead si sviluppò completamente e dal 1969 fu riconosciuto ufficialmente. Tre erano le principali caratteristiche dello skinhead: la moda dell'abbigliamento, lo stile, e la musica. La principale era, ovviamente, la minuziosa cura per il look, capelli in particolare. È noto che molti dei primi skinhead erano in principio dei mod che avevano, per diverse ragioni, molto a che fare con la moda. I mod erano in genere contrari a vestire e comportarsi secondo la crescente moda hippie, movimento principalmente americano (originato nella West Coast). Questa antipatia per gli hippie fu tramandata anche agli skin, tanto che 200 di loro attaccarono la Grande Marcia di Solidarietà al Vietnam durante l'ottobre del 1968. Il taglio di capelli e gli abiti che divennero classici dello skinhead erano in precedenza propri dei mod. La prima musica giamaicana in cui gli skinhead si identificarono fu con brani come: "Fat Man" di Derrick Morgan, "Humpty Dumpty" di Eric Morris, entrambi distribuiti dall'etichetta Blue Beat Records, e "Forward March" di Derrick Morgan, "Miss Jamaica" di Jimmy Cliff e "Housewife's Choice" di Derrick & Patsy, questi ultimi per la Island Records. Furono questi, ed altri brani contemporanei simili provenienti dal periodo ska, che divennero parte del linguaggio dello skinhead reggae. Grazie infatti al diffondersi di questa nuova subcultura durante quegli anni, le vendite della musica giamaicana si incrementarono e in Giamaica ci si rese conto che tra i fans del rocksteady, che nel frattempo sta evolvendo in reggae, stava sviluppandosi un crescente movimento tra i ragazzi inglesi dedito alla stessa musica ascoltata nel loro paese. Lo skinhead divenne quindi un modello strettamente legato alla cultura giamaicana, tanto che grandi produttori giamaicani come Lee "Scratch" Perry, Leslie Kong, Prince Buster, Lambert Briscoe o Clancy Eccles colsero l'occasione per creare un mercato discografico apposta per gli skinhead con etichette discografiche come la Clandisc, la Grape, la Hot Rod o la Pama, spostando le loro attenzioni verso il crescente mercato britannico. Il genere fu chiamato appunto "skinhead reggae" per via dell'inseparabile legame tra culto giovanile e musica. Gli artisti giamaicani composero diversi brani reggae dedicati agli skinhead come: "The Moonhop" di Derrick Morgan, "Skin Head Moonstomp" e "Skin Head Girl" dei Symarip; "Skin Head speaks your mind" o "Skin Heads don't Fear" degli Hot Rod Allstars, "Skin Heads a Bash Dem" di Claudette, "Skinhead Train To Rainbow City" di Laurel Aitken, "Skinhead Revolt" di Clancy Eccles, "Skinhead Train" dei Charmers, "Skinhead A Message to You" di Desmond Riley, "Skinhead Revolt" di Joe The Boss. Il termine conosciuto come skinhead reggae nacque in Gran Bretagna e non fu riconosciuto come tale fino a quando non venne accettato dall'industria musicale giamaicana, diventando poi la risposta britannica alla scena d'oltreoceano.

La diffusione della musica giamaicana nel territorio britannico avvenne grazie al merito delle nuove etichette locali. La Trojan Records in particolare, fondata dall'imprenditore di origini indiane Lee Gopthal, si ritagliò un importante reputazione grazie ad una distribuzione accurata, e riuscì a portare molti singoli nelle classifiche inglesi negli anni compresi tra il 1969 e il 1974. Con oltre 40 sussidiarie, la Trojan riuscì a controllare oltre l'80% della musica reggae nel paese in un periodo in cui si riuscivano a realizzare anche 180 singoli alla settimana. L'importanza della Trojan per la scena musicale locale fu tale che per gli skinhead essa divenne praticamente sinonimo di rocksteady e reggae.

L'unica etichetta rivale in grado di competere con la Trojan in maniera significativa fu la Pama Records, che controllava una dozzina di sottoetichette. Essa fu fondata dai fratelli Palmer nel 1967, durante l'apice del rocksteady, e si rivolse ancora più della sua rivale sul mercato etnico degli skinhead.

I produttori giamaicani non erano molto onesti e sfruttarono la rivalità tra le due grandi etichette. Spesso firmavano con la Trojan, la Pama, e con eventuali altre interessate per la stessa registrazione. Questo fatto diede luce ad inevitabili attriti e il picco massimo venne raggiunto nel 1969 quando la Trojan realizzò "Skinhead Moonstomp" dei Symarip per contrastare il brano "Moonhop" di Derrick Morgan, che in quel periodo stava iniziando a scalare le classifiche. I problemi iniziarono quando il noto produttore Bunny Lee, aveva concesso i diritti del brano di Derrick Morgan "Seven Letters", sia alla Pama, che alla Trojan, che alla sua sussidiaria, la Jackpot. Così quando la Pama sembrava stesse per conquistare il suo più grande successo con "Moonhop", la Trojan in risposta realizzò una versione non accreditata dello stesso brano, intitolandola "Skinhead Moonstomp" per rubare alla Pama parte delle vendite. Ironicamente "Skinhead Moonstomp" è considerata oggi un classico del reggae, mentre l'originale "Moonhop" di Derrick Morgan è quasi dimenticata.

Si può dire che la maggior parte della musica conosciuta generalmente come reggae, dai tardi anni sessanta fino a circa il 1972 era legata agli skinhead, perché il reggae fu la musica degli skinhead per definizione, con cui questi si identificarono per i contenuti e la forma, adottandola con orgoglio. Nei primi anni settanta, attorno al 1971, il reggae cominciò a legarsi definitivamente alla cultura rastafari mentre il culto skinhead cominciò a decadere anche a causa di una lotta fra gang chiamata "reggae war", che vedeva gli skinhead dei quartieri bianchi in lotta con gli skinhead di colore. Il cosiddetto "skinhead reggae" cessò di esistere in questo periodo, tuttavia va riconosciuto agli skinhead il merito di aver diffuso in Inghilterra il reggae tra i bianchi. Questa subcultura venne successivamente rimpiazzata da una sequenza di culti ad esso correlati, quali suedeheads, smoothies e bootboys. Dopo il declino dello skinhead reggae, il genere venne associato definitivamente al movimento rastafari, dando origine al periodo roots reggae. Con l'avvento del culto religioso rasta, capeggiato da Bob Marley, l'early reggae infatti morì definitivamente. Marley, trasformò il reggae, non solo sotto l'aspetto musicale e ritmico, ma lo diffuse come culto vero e proprio, cambinando notevolmente quelle che erano le radici pure di questo specifico sound. Fu proprio con l'arrivo del roots reggae, che l'autenticità del sound originario scomparì per sempre.

In seguito diverse etichette discografiche pubblicarono delle raccolte dedicate al reggae dell'epoca skinhead come Skinhead Revolt (1997), Trojan Skinhead Reggae (2002), Dawning of a New Era: The Roots of Skinhead Reggae (2005), tutte edite per la Trojan Records, The Skinhead Reggae Singles (2007).

Nel giugno 1980 il reggae arriva prepotentemente in Italia con i due concerti di Torino e Milano di Bob Marley mettendo, nel corso degli anni, solide radici.

Già dall'anno successivo emergono le prime band reggae in Italia, come gli Africa Unite, Pitura Freska, Different Stylee e negli anni a seguire Casinò Royale, Sud Sound System, Garden House, Radici nel Cemento, Reggae National Tickets e Franziska, dando vita a quella che verrà poi definita la scena reggae italiana o movimento reggae italiano. Infatti queste definizioni vengono spesso utilizzate per identificare quella parte della musica reggae che viene prodotta in Italia.

La peculiarità che particolarmente ha contraddistinto la musica reggae prodotta in Italia nel corso degli anni, è stato l'utilizzo del dancehall/raggamuffin da parte delle band e posse, coniugando ritmi giamaicani con i vari dialetti italiani le cui tematiche spesso sono di denuncia sociale, di legalità e antimafia, di legalizzazione della canapa, di rispetto del diverso e soprattutto, a differenza di quella recente giamaicana, dichiaratamente anti-omofoba.


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