ABITI TIPICI INDIANI




L'abbigliamento tradizionale in India varia notevolmente tra le diverse parti del paese ed è influenzato dalla cultura locale, dalla geografia, dal clima e dall'ambiente rurale o urbano. Stili popolari di abbigliamento comprendono indumenti drappeggiati come sari per le donne e dhoti o lungi per gli uomini. I vestiti cuciti sono anche popolari come churidar o salwar-kameez per le donne, con una dupatta (lunga sciarpa) gettata sulle spalle a completare l'abbigliamento. Il salwar è spesso poco attillato, mentre il churidar è un taglio più stretto. Per gli uomini, le versioni cucite sono kurta - pigiama e pantaloni e camicia in stile europeo. Nei centri urbani, la gente può essere spesso vista in jeans, pantaloni, camicie, abiti, kurta e altro genere di abbigliamento.

In luoghi pubblici e religiosi, l'etichetta dell'abbigliamento indiano scoraggia l'esposizione della pelle e l'indossare abiti trasparenti o attillati. La maggior parte dei tessuti indiani sono fatti di cotone, fibra ideale per le elevate temperature presenti per gran parte dell'anno a quelle latitudini. Poiché il clima dell'India è per la maggior parte caldo e piovoso, la maggior parte degli indiani calza i sandali.

Le donne indiane amano perfezionare il loro senso di fascino con trucco e ornamenti. Orecchini, mehendi, braccialetti e altri gioielli sono piuttosto comuni. In occasioni speciali, come matrimoni e feste, le donne possono indossare colori allegri con vari ornamenti realizzati con pietre preziose, oro, argento o altre pietre semi-preziose locali.

Il Bindi è spesso una componente essenziale del trucco di una donna indiana. Portato sulla fronte, alcuni lo considerano come un segno di buon auspicio. Tradizionalmente, il bindi rosso è stato portato solo da donne sposate indù, e quello colorato da donne nubili, ma ora tutti i colori sono diventati parte della moda femminile. Alcune donne adoperano il sindoor - una tradizionale polvere rossa o arancione-rosso (vermiglio) nella separazione dei capelli (localmente chiamato mang). Il sindoor è il segno tradizionale di una donna sposata, fra gli induisti. Esso non viene adoperato dalle donne indù non sposate così come dagli oltre 100 milioni di donne indiane che professano religioni diverse.



Gli stili indiani di abbigliamento si sono continuamente evoluti nel corso della storia del paese. Alcuni antichi testi vedici parlavano di vestiti fatti di cortecce e foglie (noti come phataka). Il veda dell'XI secolo a.C. menziona indumenti colorati e ricamati (noti come paridhan e pesas rispettivamente) ed evidenzia lo sviluppo di tecniche sofisticate di produzione di abbigliamento in epoca vedica. Nel V secolo a.C., lo storico greco Erodoto descrisse la ricchezza e la qualità dell'abbigliamento indiano in cotone.Dal II secolo, la mussola fabbricata nel sud dell'India veniva importata dall'Impero Romano e la stoffa di seta era uno dei maggiori prodotti delle esportazioni dell'antica India insieme alle spezie. Gli abiti cuciti si sono sviluppati prima del X secolo e divennero popolari a seguito dell'uso presso gli imperi musulmani a partire dal XV secolo. Gli abiti drappeggiati rimasero popolari fra la popolazione indù, mentre i musulmani sempre più adottarono capi su misura.

Durante il Raj Britannico, l'industria dell'abbigliamento dell'India e quella dell'artigianato vennero lasciate morire in modo da far posto al tessuto industriale britannico. Di conseguenza, il capo del movimento per l'indipendenza indiana Mahatma Gandhi auspicò con successo quello che definì come abbigliamento khadi - colorati e luminosi abiti tessuti a mano - in modo da ridurre la dipendenza del popolo indiano dai beni industriali britannici. Gli anni 1980 sono stati caratterizzati da una modifica diffusa delle mode tessili indiane che sono state caratterizzate da una grande crescita delle scuole di moda in India, da un maggior coinvolgimento delle donne nel settore della moda e dalla modifica degli atteggiamenti nei confronti del multiculturalismo indiano. Questi sviluppi hanno svolto un ruolo fondamentale nella fusione degli stili di abbigliamento indiani e occidentali.

Gli usi e i costumi dell'India nascono da centinaia di anni di potente cultura; nel primo secolo dopo Cristo essa conquistò la Malesia, la Thailandia e l'Indonesia, senza occupazione militare. Il folklore tradizionale di questa nazione si manifesta in molteplici aspetti ed in questa guida cercheremo di elencare i più frequenti. La musica è importantissima nella cultura del paese: sia quella popolare che le danze tradizionali indiane trovano origine nelle tradizioni delle comunità agricole del paese, spesso scaturite da occasioni come le nascite, i matrimoni e le feste che ricorrono per la primavera e per il raccolto. Ma poiché la gente vive sempre più di sovente in città, la musica tradizionale, che prima faceva parte dei ritmi delle comunità rurali, sta ormai diventando una tradizione da imparare.

Il sari è il classico abito femminile indiano, reso particolare e ricco dai ricami in argento od oro, conosciuto ed ammirato nella sua variante in mussolina già al tempo degli antichi Romani. Il sari è una pezza di stoffa in seta o cotone lungo circa 5 metri e _ che può essere alto da 1 a 1,40 metri; si regge sulla vita infilando il bordo superiore nella cintura della sottogonna. La rimanente parte della pezza viene passata sulle gambe, quindi sul dorso e morbidamente drappeggiata dalla vita al seno da destra a sinistra. Oltre alla sottogonna, l'altro indumento indispensabile è il choli, una camicetta che copre il seno, lasciando scoperta la vita. Questo indumento, oltre alla sua versatilità in fatto di movimenti (può essere utilizzato per guidare l'automobile, lavorare, fare addirittura sport, viaggiare) garantisce sempre una buona protezione dal sole , dal vento e dall'umidità. Facile da lavare e altrettanto da stirare, comodissimo da riporre non che bello per il suo effetto sulla persona: ecco perchè il sari è riuscito a sopravvivere nella nostra epoca. "Componenti" fondamentali nella creazione del sari sono i tessuti particolari, gli accostamenti dei colori, le variazioni nell'accostamento dei colori, i disegni sia sulla pezza intera che sulla bordura laterale. La prima fase per la sua creazione è la tessitura (meccanica o a mano) in filo naturale o sintetico, seguita dalla tintura e dalla stampa o il ricamo.



Il sari può essere una vera opera d'arte, addirittura ogni lingua indiana ha un suo vocabolario per quello che riguarda la sua creazione. Le varianti dei disegni e della tessitura sono talmente particolari e differenti che ogni donna indiana sa riconoscere che sari si trova di fronte: ormai per tutto il paese si trovano varietà provenienti da tutte le regioni. Anche in India ci sono varianti per tutte le occasioni: per lavorare o per sbrigare le faccende se ne userà uno in cotone o seta stampata; per una riunione, uno in broccato o ricamato con zari. Ancora più preziosi sono i sari provenienti dall'Orissa e dall'Andhra Pradesh detti anche ikat che sviluppano disegni floreali, di animali e forme geometriche intrecciate in vari colori, e per la complessità del lavoro (tutto viene tessuto al telaio a mano) sono insieme ai famosi sambalpuri (sari di seta cruda) riservati alle cerimonie. altrettanto favolosi sono i sari di Varanasi, di Kanchipuram e di Bangalore, sempre di seta pesante, che possono essere decorati con disegni in oro o argento, arrivando ad essere dei preziosi broccati che ricordano, nella loro ricchezza, i vestiti nei mosaici di Bisanzio. Sono poi molto particolari i sari del Bengala, i baluchari, che presentano decorazioni di richiamo epico, soprattutto dal Ramayana, solamente sul bordo e sul pallù, rendendoli simili a degli arazzi medievali.

Il Salvar-Kamiz è di derivazione araba, infatti proviene con tutta probabilità dai gruppi che si spostarono dall'Arabia e dalla Mongolia tra il VIII e il XVI sec. Con Salvar si intendono i pantaloni, che partono dalla vita, stringendosi a mano a mano fino alle caviglie; su di essi si indossa il Kamiz, che inizialmente copriva tutto il corpo: questo ha una scollatura arrotondata,a punta o quadrata, è tagliato dritto o a trapezio, con la parte finale più larga. Nei primi decenni del secolo veniva indossato solo dalle bambine e dalle ragazze, ma ultimamente si sta diffondendo molto, anche per la sua eleganza e praticità sotto tutti i punti.

Il Kurta è la camicia indiana da uomo, e a differenza del Kamiz la scollatura è sempre tonda e la svasatura è minima. Anch'esso molto pratico e comodo. Sono generalmente abbottonati sul petto, con gradevoli ricami geometrici lungo i bottoni, il collo e il bordo delle maniche..



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