LA CORRIDA



LA VIOLENZA SUGLI ANIMALI "ISTITUZIONALIZZATA", CIOÈ' ACCETTATA, PROMOSSA E ORGANIZZATA DALLE AMMINISTRAZIONI LOCALI, DAL GOVERNO E DALLA COMUNITÀ' EUROPEA, PUÒ' AGGRAVARE LA TENDENZA AD UN COMPORTAMENTO AGGRESSIVO NEI CONFRONTI DEGLI ANIMALI E ANCHE DEGLI UOMINI. LA TAUROMACHIA E' INDICE DI SOTTOSVILUPPO E DI ARRETRATEZZA. ASSISTERE AD UNA CORRIDA SI RISCHIA DI SVILUPPARE INCLINAZIONI CRUDELI E VIOLENTE FATALI ALLA SALUTE MENTALE.


Vasellina negli occhi per annebbiare la vista e sulle mucose per provocare fastidio e bruciore. Testicoli sollecitati da spilli acuminati, limatura delle corna per amplificarne la sensibilità e torture gratuite per indebolire e innervosire il toro. Il tutto con il consenso della Comunità Europea che ogni anno, a fronte di 129,6 milioni di euro, finanza questa tortura legalizzata con i soldi dei cittadini europei, italiani compresi.

Mercoledì 28 ottobre potrebbe segnare la svolta: a Strasburgo si vota in Plenaria il Bilancio UE 2016. Lo scorso anno la maggioranza dei deputati presenti ha votato a favore dell'abolizione dei fondi europei ( 326 SI, 309 NO, 58 ASTENUTI), ma la maggioranza assoluta era fissata a 376 voti. Decisivi quindi i 58 astenuti che, con la loro indecisione, hanno permesso l'approvazione dei finanziamenti a causa del mancato raggiungimento del quorum. Il presidente di Animalisti Italiani Onlus, Walter Caporale: “Questi finanziamenti sono previsti nell'ambito delle politiche agricole dell'Unione Europea ed in particolare vengono stanziati Fondi per l'agricoltura e gli allevamenti. La parte destinata alla Spagna viene utilizzata per gli allevamenti dei Tori da combattimento”. Con la campagna Stop Corrida, l'associazione ha raccolto migliaia di firme a favore dell'abolizione dei fondi alla tauromachia e il responsabile di questa battaglia, Mauro Mitrotti, mercoledì 28 ottobre sarà in Parlamento Europeo per seguire da vicino i lavori e portare a Strasburgo le firme e le istanze delle politiche animaliste.

“Gli animalisti e tutti gli italiani in generale - argomenta Mitrotti - sono indignati dal fatto che in Europa si decida di finanziare la sanguinaria pratica della Corrida. Per questo motivo, dopo le migliaia di firme raccolte e il confronto con gli Eurodeputati italiani, la maggior parte dei quali purtroppo lo scorso anno votarono contro l'abolizione dei finanziamenti, mercoledì 28 saremo a Strasburgo nella speranza di poter festeggiare”.





Il "matador", eroico e vittorioso, si inchina alla folla e applaude. E' il finale dell'ultimo atto di una corrida spagnola.

IL TORO PRIMA DI ENTRARE NELL'ARENA:
- viene tenuto al buio, sottoposto a droghe e purghe per indebolire le sue forze
-­ viene percosso sui reni con sacchi di sabbia
- gli viene cosparsa trementina sulle zampe per impedirgli di star fermo
-­ gli viene messa vaselina negli occhi per annebbiargli la vista
- gli viene infilata della stoppa nelle narici e nella gola per impedirgli di respirare
- gli vengono conficcati aghi nelle carni

IL TORO QUANDO ENTRA NELL'ARENA:
-­ gli vengono conficcate dai "picadores" le "picas" che producono dolore ed emorragie
- gli vengono infilate dai "banderilleros" le "banderillas", che sono arpioni che straziano ancora più i muscoli, costringendo l'animale ad abbassare la testa
- viene colpito ripetutamente dalla spada che provoca sempre più gravi emorragie polmonari che soffocano l'animale

IL TORO QUANDO ESCE DALL'ARENA:
- viene trascinato via, spesso ancora agonizzante e paralizzato, ma cosciente
- ancora vivo, gli vengono tagliate coda e orecchie, macabri trofei di un'ingiusta vittoria

Anche i cavalli, spesso vecchi e malati, feriti, con le corde vocali tagliate, gli occhi bendati, sono vittime della corrida. A volte sventrati e rapidamente ricuciti, vengono riportati nell'arena e finiscono agonizzanti senza che nessuno si curi di loro quando ormai non servono più.

Il toro non è un animale da combattimento, è un animale erbivoro, allevato in pascoli fino all'età di 4 anni, poi bruscamente trasferito nell'arena. Torturare ed uccidere il toro significa sadismo, ignoranza, violenza, barbarie.
Le corride sono attivamente sostenute da circa un migliaio di persone definite dagli animalisti spagnoli MAFIA TAURINA. Questa mafia non ha scrupoli nello sfruttare la sofferenza degli animali per scopi puramente economici. Per imporre alla Spagna, all'Europa e al mondo questi orrendi spettacoli la mafia taurina, presenta la corrida come arte, folklore, tradizione popolare, ottenendo il consenso della "cultura ufficiale", del Governo spagnolo, aprendo Scuole di Tauromachia per giovanissimi, organizzando e incoraggiando spettacoli Comico-Taurini in cui nani, scimmie, scimpanzé, torturano a morte vitellini con lo scopo di "divertire" i bambini rendendoli crudeli e indifferenti al sangue ed alla sofferenza.

CI SONO LE FESTE SANGUINARIE SPAGNOLE CHE SONO PIÙ' DI 3.000 TUTTO L'ANNO

Proibite dal 1963 sono oggi incoraggiate dalle autorità sia civili che religiose e alcune, considerate di interesse turistico internazionale, vengono sovvenzionate ufficialmente. Gli animali usati sono bovini, ovini, asini, cani, gatti, conigli, asini, galline, oche e tanti altri. La maggior parte di queste sadiche feste paesane organizzate in onore di Gesù, Madonna e Santi sono terribili torture di bovini ormai inutilizzabili nelle corride e nella riproduzione.



Alcune delle 3.000 feste:

A MANGANESES (ZAMORA) - a febbraio - viene lanciata dall'alto una capretta viva.

A TORDESILLAS e in molti altri luoghi "eroici cavalieri" strappano o tagliano la testa di galli vivi appesi per le zampe.

FESTA DELL'ASINELLO
Si svolge a VILLANUEVA DE LA VERA (CACERES) in Estremadura ogni anno l'ultimo giorno di Carnevale. Un asinello piccolo e vecchio, cavalcato e selvaggiamente bastonato, viene trascinato dalla folla. Quando cade viene obbligato a rialzarsi a randellate, mentre i bambini lo riempiono di botte, calci e pugni per ore finche l'animale agonizza.

FESTA DEL TORO EMBOLADO (Toro con le corna di fuoco)
Sono più di 50 provincie di Valencia, Castellan e in altri paesi della Spagna. Si avvitano alle corna del toro piccoli arnesi con palle di cotone, olio e catrame a cui viene dato fuoco. Mentre l'animale impazzisce per il catrame infuocato che gli brucia il muso e gli occhi, viene inseguito, perseguitato e bastonato dalla folla.

FESTA DEL TORO DE LA VEGA (Settembre)
Un popolo di adulti e bambini armati di lance lunghe fino a 3 metri, aspetta l'arrivo del toro per torturarlo e trapassarlo in tutte le direzioni. Risulta vincitore di una LANCIA D'ORO, offerta dal Municipio, colui che, per primo, taglia i genitali al toro ancora vivo.

FESTA DEL TORO DI CORIA (Giugno) - Estremadura 12 tori vengono seviziati e linciati dalla folla inferocita, 2 al giorno per 6 giorni in onore di San Giovanni.

CHE "FIESTA"A CORIA
Da L'Indipendente del 20 luglio 1993, una cronaca agghiacciante di Isabel Pisano. Il toro, dopo due ore di corsa atterrita, privo di un occhio, ferito ovunque, con una zampa spezzata, giace ormai a terra esanime: "Diamogli fuoco sotto le palle, suggerisce qualcuno. Detto e fatto. Portano dei giornali, li accendono. Il toro scuote disperatamente la testa. Quelli che prima non avevano osato gli conficcano pezzi di bottiglia, gli infilano nell'ano dei bastoni. L'animale fa uno sforzo sovrumano per tentare di sfuggire a quelle belve, mentre dai suoi lombi il sangue zampilla da centinaia di fori, si alza in piedi e cade nuovamente. 'I coglioni! I coglioni!' Si alza uno con un coltello e glieli recide di netto , mentre il toro, ancora vivo, lancia il suo ultimo grido, con l'unico occhio superstite che gli esce dalle orbite . Dallo spacco dove prima c'erano i genitali il sangue esce a fiotti.  Tutti sguazzano nel sangue.  Il sindaco dice: "Tutti quanti noi abbiamo l'obbligo di difendere i nostri gusti, perché questa è arte e cultura".

Le prime gare con i tori in Spagna risalgono a circa l'800 dopo Cristo e si hanno notizie documentate di feste con tauromachie a Cuéllar (Segovia) nell'anno 1215 ma la corrida più simile a come la si conosce oggi risale al XIV secolo ed era praticata solo dai nobili a cavallo, che fieramente davano sfoggio della loro abilità affrontando i tori per una questione di prestigio e di onore, con servitori pronti ad assisterli in qualsiasi momento. Nel 1542 la città di Barcellona omaggiava il principe Filippo, futuro Filippo II di Spagna con "luminarias, danzas, máscaras y juegos de toros".

La prima scuola di tauromachia fu fondata a Siviglia nel 1670 anche se ufficializzata solo nel 1830 con regio decreto da Ferdinando VII. I Borbone di Francia però disprezzavano questo spettacolo cruento così lontano dall’eleganza e dalla grazie della corte di Versailles. Nel 1723 Filippo V l’aveva proibito per quasi venticinque anni, ma il suo successore, Ferdinando VI, lo aveva concesso di nuovo ai propri sudditi. Era però l’epoca dei Lumi e la stragrande maggioranza dei nobili, degli aristocratici e degli intellettuali si opponeva alle corride e ne chiedeva apertamente l’abolizione in nome del trionfo della ragione e della civiltà.



Fu allora il popolo ad impossessarsi della festa, i nobili cavalieri furono rimpiazzati dai picadores con la funzione di frenare la cariche dell’animale senza ucciderlo, come invece facevano i nobili, mentre i loro assistenti e i servitori di un tempo si erano trasformati nei toreri appiedati che arpionavano, combattevano ed uccidevano l’animale con la spada. Era nata la corrida come la conosciamo oggi. Nel 1805 Carlo IV emise la Real Cedula che vietava formalmente la corrida, ma di fatto non ebbe alcuna efficacia.

Sotto Franco ci fu una sorta di sottacere riguardo alle corride, per non dare un'idea violenta della Spagna all'estero. Negli anni '60 ci fu invece un periodo di grande popolarità per la corrida. I romanzi di Ibáñez ed Hemingway alimentarono il mito della corrida e del torero, così come i ruoli svolti da star del cinema in film che parlavano di toreri (Sofia Loren, Ava Gardner, Gina Lollobrigida, Lucia Bosè).

Le regole sono più o meno definite anche se vi possono essere varie differenze da caso e caso. In genere in una corrida ci sono tre toreri e sei tori che si alternano.

I tori utilizzati per una corrida provengono tutti da allevamenti specializzati (ganaderías), la maggior parte dei quali si concentra nelle regioni dell'Andalusia e dell'Estremadura, le zone della Spagna a più forte tradizione taurina.

Generalmente, in una corrida tutti i tori derivano dal medesimo allevamento. Fanno eccezione le corridas concurso (corride concorso), in cui ogni toro rappresenta un allevamento diverso, e i vari allevamenti concorrono in una gara per un premio, che viene assegnato all'allevamento che ha portato il toro migliore per aspetto e comportamento.

All'inizio della corrida tutte le persone che verranno coinvolte escono nell'arena (paseíllo), sfilando in un corteo davanti al pubblico. Entrano per primi due alguaciles o alguacilillos, araldi a cavallo in costume del XVII secolo, che chiedono simbolicamente al presidente (unico giudice della corrida) le chiavi della porta da dove usciranno i tori. Poi i tre toreri seguiti dalle rispettive cuadrillas composte di due picadores a cavallo, tre banderilleros e gli incaricati di ritirare il corpo del toro dopo che questo sarà stato sacrificato. Ogni toreada è poi suddivisa in tre parti, i cosiddetti tercios.

Nella prima parte (tercio de varas) il toro esce dalla porta del toril, recando sul dorso l'arpón de divisa, un nastro con i colori dell'allevamento, fissato a un arpioncino che gli è stato appena conficcato nel garrese. Solitamente, il toro compie un giro completo dell'arena dirigendosi alla sua destra, alla vana ricerca di una via d'uscita o per misurare lo spazio in cui ora si trova. Se il bovino appena uscito compie il giro verso sinistra, si dice che il toro ha salido contrario. Il torero ne studia le mosse, per determinarne le capacità fisiche, la rapidità dei riflessi, la direzione preferita nell'attacco e via dicendo. Per provocare le cariche del toro, egli utilizza il capote, un grande drappo di tela irrigidita e appesantita da bagni in gomma liquida. Tale drappo ha solitamente un colore rosa acceso sulla faccia esterna e giallo su quella interna. È il turno quindi dei picadores che a cavallo contengono l'assalto del toro con una lancia mentre l'animale tenta di rovesciare il pesante cavallo bardato (a volte riuscendoci). Il cavallo indossa il peto, o caparazón, una sorta di armatura trapuntata che protegge ventre e arti, e anche il picador indossa parastinchi e calzature pesantemente imbottite.

Nel colpire il toro, il picador utilizza la vara de picar, una picca costituita da un manico in legno lungo circa 180 cm e una punta in acciaio forgiata a piramide a tre lati, fornita alla base di un disco anch'esso metallico che ha la funzione di impedire la penetrazione del manico nelle carni dell'animale. La legge spagnola 4 aprile 1991 n. 10 o Ley Nacional Taurina, che regola le corride, prevede che il toro venga colpito con tale arma alla base del morrillo, cioè nel muscolo del collo, almeno due volte. Alcuni tori continuano tuttavia a caricare cavallo e cavaliere dopo aver ricevuto anche cinque o sei puyazos (cioè colpi di vara de picar); in questi casi, in genere il picador rovescia la vara e colpisce il toro con il manico di quest'ultima (regaton).



A questo punto, i peones si occupano, con i capotes, di distrarre il bovino, consentendo l'uscita di scena a cavalli e cavalieri.

Il tercio de varas ha un duplice obiettivo: valutare e valorizzare la reale bravura del toro, e ridurne la forza e l'ardore.

A questo punto ha inizio la seconda fase, nella quale i tre banderilleros (o, in alcuni casi, il torero stesso) provocano, esclusivamente con i movimenti del proprio corpo, le cariche del toro, nel dorso del quale, in una zona situata un po' più indietro rispetto a quella colpita dai puyazos infilzano tre paia di banderillas.

Le banderillas sono asticciole lignee lunghe 70 cm, coperte da nastri colorati di carta crespa e terminanti con un arpioncino in acciaio, lungo 6 cm e largo 4. Esse non penetrano in profondità nel muscolo del toro e, al contrario della vara de picar, producono ferite tutt'altro che gravi; al contrario, la loro funzione è quella di correggere eventuali difetti che il toro ha evidenziato oppure quella di rivitalizzare il toro dopo l'impegnativa prova alla picca.

La Ley taurina prevede che al toro vengano conficcate nel dorso, a due a due, sei banderillas; tuttavia, se il bovino ha ricevuto molti colpi di vara, il presidente può decidere di limitarne il numero a quattro.

Quando il toro ha sul dorso le banderillas e comincia a dare segni di cedimento (i bovini, a differenza dei cavalli, hanno uno scatto fulmineo ma una resistenza molto limitata, e accumulano acido lattico con molta facilità), ha inizio la fase saliente e più famosa della lidia. Il torero depone l'ampio e pesante capote e lo sostituisce con la muleta, un drappo più piccolo di flanella scarlatta, avvolto intorno a una gruccia lignea che lo mantiene disteso, in modo da poterlo impugnare con una sola mano. Nell'altra, nascosta dietro la schiena, impugna una spada da lidia, ovvero una spada finta da ornamento (dunque senza lama e punta acuminata) che il matador utilizzerà anche più volte per sorreggere la muleta.

Le cariche del toro, sempre più stanco, si fanno sempre più brevi e meno decise; egli tiene la testa abbassata, perché i puyazos gli hanno danneggiato i muscoli del collo. Il compito del picador è quello di mettere il toro in condizioni di inferiorità, costringendolo a tenere la testa abbassata perché il torero possa conficcargli la spada tra le scapole, raggiungendone il cuore.

La Ley taurina prevede che il torero uccida il toro entro il decimo minuto del tercio de muleta: se così non avviene, ovvero se il torero ha vibrato il colpo a vuoto, o raggiungendo il toro in un punto non vitale, dall'alto degli spalti viene suonato uno squillo di tromba per avvertire l'uomo che deve affrettarsi.

Se entro il tredicesimo minuto il toro è ancora vivo, viene suonato un secondo avviso: il torero, a questo punto, usa di solito un estoque de descabellar, una spada più piccola con una sbarretta trasversale in prossimità della punta, per dare al toro, spesso già ferito a morte, il colpo di grazia. Ovviamente un'uccisione di questo tipo è molto meno "gradita" agli spettatori, di quando non accada quando il torero stende lo sfortunato quadrupede al primo colpo.

Se il torero non dovesse ucciderlo nemmeno questa volta, allo scadere del quindicesimo minuto suona il terzo avviso: il torero ha fallito e il toro, moribondo ma vivo, verrà finito con un pugnale da uno dei peones. Il matador verrà fischiato.

A seconda del comportamento del torero e della qualità del toro il presidente su richiesta del pubblico può offrire al torero una, due orecchie o come massimo onore la coda, che vengono tagliate una volta che l'animale è stato ucciso. Infine il toro viene trascinato fuori dall'arena per essere macellato.

Anche per il toro sono previsti dei "premi": se esso ha lottato con onore, il suo corpo sarà trascinato fuori dall'arena molto lentamente, tra gli applausi della folla.

Se il toro ha combattuto in maniera esemplare, il presidente può accordare che il suo corpo venga trascinato in un giro di trionfo tutt'intorno all'arena (vuelta al ruedo), prima di essere portato in macelleria.

Se il comportamento del toro in combattimento è giudicato eccezionale, può succedere (un tempo era rarissimo, oggi avviene con sempre maggiore frequenza) che si decida di salvargli la vita per farne un riproduttore, cosicché tramandi le sue caratteristiche alle generazioni successive. Tale premio è definito indulto (grazia) e costituisce il massimo premio per il toro. In questo caso, la stoccata è soltanto simulata. La Ley taurina impone che essa venga eseguita con una banderilla, alla quale viene di solito spezzata la punta; alcuni toreri, come Enrique Ponce, preferiscono tuttavia simulare il colpo mortale a mani nude.

Il toro viene poi fatto rientrare nei corrales con l'ausilio dei capotes, o, se questo non dovesse bastare, guidato da una mandria di buoi, spesso tenuti nei recinti delle arene proprio per questo scopo. In casi eccezionali, come quello del famoso Belador, toro graziato nell'arena di Las Ventas di Madrid (su richiesta del torero Ortega Cano), può essere necessario l'intervento di un cane da pastore.

Il toro indultado diventa oggetto di tempestive cure veterinarie, volte a farlo guarire e recuperare il più in fretta possibile per farne un riproduttore (semental).

Una prima cura viene realizzata dallo staff medico dell'arena (sempre presente, anche per prestare soccorso ai toreri eventualmente feriti) all'interno dei corrales, i recinti dove gli animali vengono portati qualche ora prima della rappresentazione. Prestare i primi soccorsi all'animale è un'operazione molto difficile: il toro è ancora molto scosso e nervoso e occorre quindi immobilizzarlo con funi all'interno di un cassone. Dopodiché le ferite vengono lavate con abbondante soluzione disinfettante e un chirurgo veterinario provvede, con un bisturi affilato, alla rimozione degli arpioncini delle banderillas rimasti nella carne (l'asta lignea viene di solito recisa con un troncarami).

In seguito, un chirurgo esperto provvede, dopo aver anestetizzato il toro, all'esame delle ferite (quelle provocate dai puyazos sono spesso molto profonde e abbastanza gravi), alla rasatura del pelo in prossimità delle stesse e all'inserimento di sonde per il drenaggio e lo scolo dei liquidi; quindi, le aperture vengono suturate.

Se il toro supera i primi due-tre giorni, che sono i più critici, può dirsi di solito fuori pericolo. Tuttavia, la gravità delle ferite dovute ai puyazos (che talvolta arrivano a lesionare il polmone e la pleura) fa sì che molti tori muoiano proprio nei primi giorni dopo l'indulto. Stranamente quelli che sopravvivono non sembrano manifestare, in seguito, particolare paura o aggressività nei confronti degli esseri umani.

Il presidente espone sul palco presidencial fazzoletti di diverso colore per decidere quale premio spetti al torero: un orecchio, due orecchie o la coda. Nel caso in cui il toro non venga ritenuto capace di combattere il presidente mostrando un fazzoletto verde ne può chiedere il cambio.

Allo stesso modo, un fazzoletto azzurro accorda al toro ormai morto la vuelta al ruedo, mentre un fazzoletto arancione, esposto ovviamente prima che il torero vibri il colpo con la spada, decreta che l'animale è meritevole dell'indulto. Quest'ultimo è spesso richiesto prima dal pubblico, che manifesta la sua volontà agitando fazzoletti bianchi.

Oltre che la tradizionale corrida a pié, cioè con il torero che affronta il toro a piedi, ne esiste anche una che prevede che il torero monti a cavallo, privo di protezioni. Quest'ultimo tipo è detta rejoneo.

Esistono anche manifestazioni non cruente di tauromachia, ad esempio lo spettacolo dei recortes, che consiste nell'affrontare il toro a mani nude, provocandolo alla carica per poi evitarlo all'ultimo istante tramite una schivata o un salto.

Secondo le associazioni animaliste (e più in generale secondo tutti i detrattori di tale pratica) la corrida è una tortura legalizzata inflitta al toro.

Gli appassionati di tauromachia ribattono, però, che un toro da corrida vive un'esistenza molto più lunga e felice che un bovino da carne o da latte; l'economia legata alla corrida, inoltre, è ecosostenibile e crea ricchezza proteggendo l'ambiente.


Il 28 luglio 2010 anche il parlamento catalano ha messo fuori legge le corride a partire dal 2012, approvando una legge d'iniziativa popolare firmata da oltre 180.000 cittadini.








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