IL CIRCO



La parola circo deriva dal latino circus che, in relazione alla forma dei circhi antichi, vuol significare "cerchio".

Molte figure circensi sono subito collegate a dei segni forti: il trapezista al sogno di volare, il giocoliere alla velocità, l’ammaestratore allo sprezzo del pericolo, la cavallerizza alla sensualità, etc. Figure che nel corso degli anni hanno indossato con tale assiduità gli stessi costumi da farli diventare quasi delle maschere, come nella Commedia dell’Arte.
Una delle prime definizioni della lingua italiana, nel 1865, dice: “baraccone mobile ove si danno spettacoli con animali ammaestrati e giochi vari”. Oggi la definizione appare chiaramente obsoleta, ma anche per quei tempi era fuorviante, perché non cita lo specifico della clownerie, dimentica che il circo è nato stabile e con la parola “baraccone” non rende giustizia ad alcuni prodigi di architettura che già allora permettevano ai circensi di spostarsi. Non serve essere linguisti per capire quanto sia indicativa questa carenza etimologica.

Uno fra i maggiori cronisti italiani di circo, Massimo Alberini, proponeva una formula più precisa: “un insieme di virtuosismi del corpo, clownerie ed esibizioni di animali che si svolgono in una pista rotonda.” Definizione pregevole, ma nel corso dei secoli le cosiddette discipline circensi hanno avuto contesti molto più ampi. Dagli acrobati che prendevano parte a riti religiosi nell’antico Egitto, ai giocolieri equestri che si esibivano negli anfiteatri romani, ai saltimbanchi nelle fiere del medioevo, ai serragli ambulanti dell’Ottocento.

L’immagine del “circo-contenitore” con una sequenza eterogenea di una dozzina di numeri si è condensata nella cultura italiana essenzialmente nel secondo Novecento, ma il circo, nel corso dei secoli, ha definito il proprio immaginario facendo riferimento ad ogni tipologia estetica possibile. Proponendosi come una miscellanea di generi fantastici. Un’antologia mutevole di riferimenti ad atmosfere di ogni tipo. Senza barriere di spazio e di tempo.

I costumi e le musiche degli spettacoli di circo si sono riferiti di volta in volta al lontano oriente, all’antica Roma, alla conquista dell’America così come a quella dello spazio. Questo perché il circo ha sempre ascoltato il proprio tempo e cercato di presentare all’interno del cerchio forme riconoscibili e accattivanti per il pubblico. Spesso queste connotazioni si sono definite grazie all’attenzione degli artisti alle tendenze e alle mode del proprio tempo. Altre volte per delle casualità necessarie. Un solo semplice esempio. Anche se le varie discipline che lo compongono sono molto antiche, il circo moderno è nato attorno al 1770, grazie all’intuizione dell’inglese Philip Astley, ex sergente maggiore dei cavalleggeri britannici, che utilizza la propria competenza nell’allestimento di parate militari per presentare a Londra degli spettacoli in origine prevalentemente equestri uniti a dei virtuosismi acrobatici e a degli intermezzi comici. Ebbene l’origine paramilitare del circo determina quasi per sempre alcune connotazioni dei costumi dei domatori, dell’orchestra e degli inservienti di pista, tutti ancora oggi in uniforme con alamari.

Il Circo e le discipline che lo compongono sono fra le più antiche forme di spettacolo dell’umanità. Inoltre, molto spesso, si tratta della prima forma di spettacolo dal vivo a cui assiste una persona, in quasi ogni parte del mondo. Una forma di spettacolo che ne ha influenzate altre in maniera considerevole. Sia per l’ispirazione che ha fornito in campi come pittura, scultura, musica e balletto. Sia dal punto di vista pratico perché ha regalato molte tecniche ad altre discipline, come al primissimo cinema. Si tratta di una forma di spettacolo popolare nel senso più nobile del termine. Il circo ha sempre fatto principale riferimento al pubblico, persino quando, come vedremo, è diventato “Circo di Stato”. Si tratta di un approccio all’impresa che nel corso degli anni ha conosciuto una varietà incredibile di forme. Dal piccolo circo di famiglia, un gruppo di saltimbanchi disorganizzati, alle folli imprese di Barnum che oggi realizza un tour di cento palazzi dello sport in tutti gli Stati Uniti.



Il circo e il teatro di varietà (suo parente stretto) hanno conosciuto negli anni un successo inequivocabile. Per mezzo secolo, dal 1860 al 1910 hanno rappresentato il maggiore intrattenimento di massa nel mondo occidentale. In sostanza le immagini che associamo alla parola circo provengono da una raccolta di codici semiotici condensati attorno ad un contenitore di meraviglie nato alla fine del 1700, particolarmente adatto ad una generazione spontanea di miti ed alla loro continua stratificazione. L’essenza pare riferirsi a tre atteggiamenti rilevanti della condizione umana. I virtuosismi del corpo sono in relazione al tentativo dell’uomo di superare i propri limiti. L’ammaestramento di animali è in relazione al desiderio di incontrare l’altro da sé. La clownerie è in relazione alla capacità di ridere di tutto questo.

E' solo verso la fine del XVIII secolo che nasce il circo nell'accezione moderna, sebbene di spettacoli circensi (intesi a divertire, con giocolieri, cantori o animali) vi sia traccia fin dall'antichità. L'esibizione di giocolieri o danzatori è riconducibile ad un passato così remoto da non potersi individuare un periodo storico preciso durante il quale queste attività ludiche vennero inventate. Si hanno notizie di spettacoli fin dai tempi degli antichi Egizi, e per restare in tempi più vicini a noi, gli antichi Romani fecero dei ludi circenses una vera e propria scienza. Nelle arene - e tutti noi abbiamo ben presente la più bella di tutte, il Colosseo - si tenevano giuochi che comportavano, oltre alla lotta tra gladiatori, anche l'esibizione di fiere esotiche, che terminava con la lotta tra queste ultime e gli schiavi.
Le corse dei cavalli o delle bighe si tenevano nei circhi, intendendo con questo termine una vasta area all'aperto, di forma ovale, atta ad ospitare questo tipo di gare.
Ai nostri giorni queste aree non esistono più, tranne l'area dov'era il Circo Massimo a Roma (e non c'è scena nella filmografia che stia a pari con la celebre corsa delle bighe in Ben Hur (1955).
Gli imperatori romani inoltre tenevano nei propri giardini dei bestiari privati, tanto più ricchi in quanto le fiere costituivano sia un pregiato bottino di guerra sia un prezioso donativo da parte dei regnanti dei paesi lontani.
E' dall'incrocio di queste due tendenze (i giochi, le lotte e le corse da una parte, i bestiari dall'altra) che viene creato nel corso del tempo il moderno circo.
Nella letteratura per l'infanzia dobbiamo distinguere tre elementi tra di loro spesso interconnessi: il CIRCO propriamente detto, caratterizzato dal tendone sotto il quale si tengono le esibizioni; il SERRAGLIO, che si limita ad essere un'esposizione di animali, in genere bestie esotiche e/o feroci; la FIERA, un misto tra i due precedenti, dove accanto all'esibizione di animali e di giocolieri vi sono altre attrattive.

Dopo i secoli bui delle invasioni barbariche, al sorgere del potere delle famiglie nobiliari, torna di moda possedere un bestiario privato, ricco di animali esotici; tale moda si incrementa dopo le Crociate, poichè i cavalieri riportavano dall'Oriente le quattro cose che in Europa non c'erano: gemme preziose, stoffe pregiate, spezie, e animali feroci. Famoso è lo zoo privato dei Medici, nel giardino dei Boboli.



Tra Medioevo e Rinascimento, favorita dai nuovi traffici economici, si sviluppa la fiera, erede del mercato, costituito da venditori ambulanti che girovagavano di castello in castello. La fiera è luogo di incontro dove si mescolano ciarlatani e briganti, mercanti e banchieri, guardie armate e popolani, giocolieri e saltimbanchi. E' alla fiera di St. Laurent, in Francia, che nel 1580 compaiono per la prima volta i Chiarini, la più antica dinastia circense, all'epoca marionettisti e danzatori su corda.

Il serraglio itinerante spesso fa parte della fiera, e gli animali assumono importanza, perchè si sviluppa il concetto di "mostrare" gli animali a scopo di lucro al grande pubblico, che in genere non aveva mai visto bestie feroci. La fiera, oltre alla mostra di animali esotici, comprende la giostra, il tiro a segno, e tutto ciò che può offrire la vasta inventiva degli zingari girovaghi. Non c'è miglior descrizione di una fiera ottocentesca di quella offerta dal feuilleton personale della signora Oliphant in Otto Sabati, BMR n°69.

La fiera e il serraglio evolvono nel moderno circo passando attraverso la geniale invenzione di un personaggio inglese, al quale viene in mente di organizzare uno spettacolo equestre che usufruisca di una struttura apposita permanente. Il circo infatti inizialmente è un circo equestre, cioè una "danza di cavalli". Questo personaggio è Philip Astley, che già a metà del Settecento, facendo parte di un reggimento di cavalleria, compie acrobazie a cavallo esibendosi entro un cerchio disegnato per terra.
Astley abbandona l'esercito, sposa una cavallerizza, acquista numerosi cavalli e su un terreno vicino al ponte di Westminster impianta una struttura circolare permanente, dotata di tetto, che chiama Astley's Amphitheatre. E' il 1770.
Il successo è immenso; Astley ingaggia inoltre artisti di fama, clowns, trapezisti. La pista rotonda e il tipo di programmi fanno di Astley il padre del circo moderno. Tuttavia, il nome lo si deve ad un ex acrobata della sua compagnia: Charles Hughes, che impianta poco lontano, vicino al ponte dei Balckfriars, il proprio Royal Circus. Hughes introduce due innovazioni: aggiunge una scena alla pista circolare, e richiama in vita il termine latino circus.

Il circo nella seconda metà dell'Ottocento diviene itinerante e non più ad impianto fisso. Epigoni del circo e della fiera (strutturalmente funzionanti perchè organizzati) sono i singoli suonatori girovaghi, o giocolieri, o proprietari di animali ammaestrati, che a piedi passano di villaggio in villaggio cercando di guadagnare i pochi soldi necessari alla sopravvivenza. Storicamente queste solitarie figure sono sempre esistite, ma è nell'Ottocento che proliferano, probabilmente perchè abbandonano un circo oppure per imitazione del circo, e spesso queste figure appartengono agli zingari.
Accanto alle grandi compagnie ben gestite vi sono inoltre i piccoli circhi di povera gente, spesso ridotte a non più di un paio di carrozzoni.

Gli orsi attiravano maggiormente il consenso del pubblico rispetto ai cani o ad altri animali, grazie al suo fascino dell'orrido, ma esibirsi con un orso non era impresa facile. Solo gli zingari, che sono particolarmente bravi anche come violinisti, erano in grado si addestrare un orso a "ballare": attività che il povero animale certo non gradiva poichè si trattava semplicemente della reazione al dolore inflittogli per insegnargli ad alzare le zampe anteriori ed assumere la posizione eretta, che nell'orso è facile ad ottenersi ma non è la sua posizione naturale. L'orso doveva imparare a drizzarsi al suono del tamburello, e per ottenere questo si procedeva così: due piastre di metallo arroventate erano poste nel punto esatto dove l'orso avrebbe poggiato le zampe anteriori nel tentativo di riacquistare la posizione naturale. Il tamburello suonava quando l'animale poggiava le zampe sulle piastre, così che dolore e suono del tamburello si associavano creando nell'animale un riflesso condizionato: dopo giorni e giorni di addestramento, alla fine l'animale avrebbe alzato le zampe al solo suono del tamburello, e gli spettatori avrebbero creduto che l'orso ballasse al sentire la musica. Anche se l'animale risponde bene all'addestramento, si tratta pur sempre di una bestia feroce che non si può addomesticare, ma solo addestrare, rimanendo estremamente aggressivi perchè sono i soli ad attaccare senza un preciso motivo, al contrario dei felini.
E' invece facile addestrare i cani, che essendo da millenni animali già addomesticati provano un vero affetto per il padrone, il che li spinge ad accontentarlo in ogni sua richiesta, e così l'ambulante che si esibisce con i cani è in grado di eseguire esercizi strabilianti.



Non c'è mai stato nulla che abbia eccitato gli spettatori come l'esibizione di una ballerina su un cavallo. Se infatti i primi circhi equestri si limitavano ad esibire i cavallerizzi abili in volteggi, a partire dal XIX secolo il volteggio equestre subisce una costante evoluzione. Nel 1825 Jacques Gautier esegue un salto mortale su un cavallo in corsa (su sella di legno). Nel 1835 l'americano Tim Turner è il primo a saltare in piedi su un cavallo al galoppo, spiccando il salto direttamente dalla pista. Il più grande volteggiatore di tutti i tempi, Enrico Caroli, riesce a saltare da cavallo a cavallo facendo una rotazione completa a piedi uniti. Il volteggio alla circassa è velocissimo: la sella è munita di impugnature che permettono di assumere le varie posizioni: trasversale, passare sotto la pancia del cavallo, galoppare a testa in giù, etc. Nel 1849 James Mortos invanta il panneau, una piattaforma imbottita sul dorso del cavallo, sulla quale la ballerina in tutù è in grado di danzare, saltare nel cerchio, etc. Queste esibizioni diventano di grandissima moda, con star di prima grandezza come Miss Gougoutine, le sorelle Cuzent, le sorelle Jolibots, Palmyre Annato, Coralie Ducos.
In Germania Katchen Renz termina la sua esibizione saltando attraverso 50 cerchi di carta.

La "ballerina sul cavallo", come abbiamo battezzato questo tipo di esercizio, non poteva mancare nell'immaginario di Cuore, il libro per la gioventù di fine Ottocento che raccoglie tutti gli stereotipi moralisti dell'epoca. Il racconto sul circo ("Il piccolo pagliaccio", Febbraio, lunedi 20) è infatti pervaso di pietismo e termina con la solita "buona azione", mentre in altri testi le attività circensi sono al contrario viste con estremo interesse da parte del protagonista: il circo esercita sempre un'attrattiva sui fanciulli (anche se poi si ricredono nel non infrequente caso di riduzione in schiavitù da parte del padrone, come accade a Flik/Berto: il che non gli impedisce di riprovarci con gli amici nel seguito del racconto, perchè non è il circo in sé che l'ha deluso, bensì la sua situazione di schiavitù). Ma il protagonista Enrico (che in terza elementare sfoggia una pedanteria da cinquantenne) vede subito nel circo quella precaria esistenza che i bravi borghesucci rifuggono, invece di riconoscervi la fantasia e la libertà.

Per tutto il XVIII secolo le belve feroci nei circhi sono semplicemente esibite, come si fa nei serragli; è solo nel XIX secolo che i domatori decidono di entrare nella gabbia, introducendo la suspence nella rappresentazione.
I primi furono Martin, Ducrow, Carter, Hermann, Lucas.
I fratelli Hagenbeck, già allevatori e fornitori di animali feroci, inventano la gabbia centrale circolare, smontabile, che occupa tutta la pista ed entro la quale si conduce l'esibizione. I primi ad utilizzarla sono i Bidel, Pezon ed Opilio Faimali.

All'inizio del XX secolo Willly Hagenbeck fornisce ai circhi anche orsi ammaestrati; anche i singoli domatori possono acquistare gli animali ed esibirsi nelle varie compagnie circensi. Con gli orsi di Hagenbeck il famoso Tilly Bebe presenta un numero con 20 orsi; la coppia italiana Anna e Giancarlo Triberti presentano un numero con 6 orsi bianchi.
Con i leoni lavorano domatori come Julius Seeth, Schilling, Rudolf Matthies, Grothe, Bonavita, Alfred Schneider (che faceva un numero con 70 leoni, ma si limitava a gettar loro un pezzo di carne); anche le donne sono brave domatrici, e famose diventano stelle del calibro di Claire Heliot e Ida Krone. La tigre è meno adatta del leone ad essere addestrata, sicchè il primo numero con le tigri si tiene a Parigi nel 1904: Richard Sawade presenta unnumerocon 6 tigri insieme con 4 leoni, 2 orsi bianche e uno nero. Nel 1906 Henricksen presenta un numero con 10 tigri al circo dei fratelli Court, e si esibisce in seguito con 30 orsi polari insieme con 14 tigri. Le pantere sono ancor più difficili da addestrare ed uno dei primi è proprio Opilio Faimali (1826-1894) che viaggiava con un serraglio personale di 160 animali. Soprannominato "il re dei leopardi", è rimasto celebre per il modo in cui afferrava le pantere: per la pelle del collo, come fossero dei gatti. Alfred Court nel 1938 è il primo a presentare un numero misto favoloso: 10 pantere maculate, 4 puma, 4 giaguari, 4 pantere nere, 2 pantere bianche siberiane. Court, in tournée in America, diviene la star del circo Ringling.



I grandi circhi o i grandi domatori possiedono un vasto serraglio dal quale attingono le belve per i numeri circensi o semplicemente per mostrarle al pubblico. In genere è possibile la visita alle gabbie prima dello spettacolo, e quando il circo entra in città è sempre prevista una grande parata che metta in mostra gli animali migliori allo scopo di attirare l'attenzione del pubblico, e se ci sono gli elefanti questa è assicurata. Ma ci sono anche "compagnie" che si limitano a girovagare mettendo in mostra il proprio serraglio, senza possedere le strutture del circo. Questi serragli ambulanti, a volte ridotti a poche gabbie di sparuti animali, proliferano nell'Ottocento per diminuire sempre più e dopo la Prima Guerra Mondiale spariscono definitivamente dalle scene. A questo sicuramente contribuisce la campagna contro la crudeltà verso gli animali (operata da commercianti senza scrupoli) che vede il suo maggior fautore nella straordinaria figura dell'esploratore Paul Berthollet, che detesta i serragli favorendo invece gli zoo. Pronipote del grande chimico Berthollet, che accompagnò Napoleone in Egitto, eredita forse dall'antenato la smania dell'avventura. Di mestiere fa l'esploratore (attorno agli Anni Venti), e cattura e porta in Francia animali vivi, senza usare il fucile e a rischio della propria vita, come dal titolo del bel libro autobiografico che racconta le sue avventure, tra cui la commovente storia di Pierrot. E' lui che inventa la frase "più conosco gli uomini, più amo gli animali" che pone addirittura in testa a tutte le sue lettere..

In Occidente, le prime scuole di circo nascono in Francia tra la fine degli anni settanta e l'inizio degli anni ottanta, a cavallo della nascita (e in parte anticipando) del fenomeno del nouveau cirque. Una capostipite di questo filone di istituti si formazione è stata Annie Fratellini, discendente dai celebri clown italo-francesi e clown ella stessa, che dopo una brillante carriera di artista si è dedicata all'insegnamento, fondando nel 1974 la prima scuola di circo del mondo occidentale. Nel 1983, sempre in Francia, ha visto la luce il Centre National des Arts de Cirque, con sede a Chalons sur Marne (l'attuale Chalons en Champagne).

La caratteristica di queste scuole è di porsi come obiettivo la trasmissione delle discipline della pista a giovani non necessariamente provenienti dalle famiglie di circo tradizionale, operando così una fondamentale diffusione della cultura circense a un vasto pubblico. Tra le materie insegnate l'acrobazia, la giocoleria, le discipline aeree (trapezio singolo, a due, trapezio volante, corda aerea, cerchio aereo, ...), ma anche l'arte del clown, la mimica, la drammaturgia, la danza, la recitazione e il teatro. Gli allievi di queste scuole arrivano, al termine del percorso formativo, a possedere un bagaglio culturale molto ampio e differenziato che si compone di nozioni acrobatiche e artistiche, ma anche elementi indispensabili per la creazione di un proprio spettacolo, la gestione di una compagnia artistica, la messa in sicurezza delle attrezzature utilizzate, la conoscenza del proprio corpo e la promozione della propria attività.

In Europa le scuole di circo contemporaneo si sono federate, dando vita alla FEDEC, la Federazione Europea delle Scuole Professionali di Circo. Al suo interno le scuole sono distinte in Scuole Preparatorie e Scuole Superiori. Le prime forniscono una preparazione di base che spazia su tutte le principali discipline circensi, pur fornendo comunque le nozioni utili per iniziare anche una carriera artistica. Le seconde permettono di specializzarsi su una disciplina scelta.

La più vecchia scuola di circo italiana in attività è l'Accademia d'Arte Circense di Verona che è frequentata ogni anno da circa quaranta ragazzi (tra gli 8 e i 16 anni di età) che seguono i corsi delle principali discipline. L'accademia, presieduta da Egidio Palmiri, è nata nel 1988 e i primi corsi vennero ospitati dal Circo Americano di Enis Togni, a Verona. Il corso dura quattro anni: nei primi 10 anni di attività l'accademia ha licenziato oltre 50 allievi. Nel 2000 l'accademia si trasferì a Cesenatico e cinque anni dopo è tornata a Verona presso l'area della ex Centrale del Latte di Verona su una superficie di oltre 7 mila metri quadrati.

Altre scuole di Nuovo Circo, e quindi esenti dalla spirito classico del circo tradizionale, sono la Scuola di Nuovo Cirko fondata da Paolo Stratta, Chiara Bergaglio e Matteo Lo Prete nel 2002 dalla cui scissione si sono formate l'anno seguente la FLIC a Torino e la Scuola di Cirko a Torino, ora 'Scuola di Cirko Vertigo a Grugliasco entrambe presenti all'interno della FEDEC. Sono da segnalare la scuola Circo Maximo attiva a Roma dal 2001, il Corso di Nouveau Cirque all'interno della Scuola di Teatro di Bologna e la "Scuola Romana di Circo" nata a Roma nel 2006. Un'altra scuola nata nel 2009 a Roma è la scuola di piccolo circo VolaVoilà per bambini, ragazzi e adulti. Nuovissima ed unica scuola di circo contemporaneo in Sicilia "Labart - Accademia Arti Performative" a Castellammare del Golfo (TP), a cura dell'equilibrista Ignazio Grande.



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