I CARTONI ANIMATI



.L'animazione ha una storia lunghissima dietro di sé, che inizia molto prima di quella del cinema, considerando il fenomeno nella sua caratteristica di plasticità dell'immagine.

Il termine originale "cartoon" fu introdotto negli anni quaranta del XIX secolo dalla rivista inglese Punch Magazine, che utilizzava disegni caricaturali e umoristici per parodiare i cartoni e gli affreschi del nuovo Palazzo di Westminster. Col tempo divenne il mezzo più usato per parodie e satire dei poteri costituiti.

I primi esempi di cartoni animati sono molto più antichi di quelli del cinema tradizionale e risalgono addirittura alla fine del 1600. I primi esperimenti ottici che preparavano alla nascita dei cinema di animazione, risalgono al 1675 quando il gesuita e filosofo tedesco Athanasius Kircher, secondo la tradizione comune, inventò la “lanterna magica”, il primo esempio di proiettore di immagini fisse. Grazie alla sua invenzione era possibile proiettare su vetri trasparenti pitture e disegni ingranditi utilizzando una fonte di luce come lanterne a petrolio o semplici candele. La “lanterna magica” conquistò tutti e si diffuse in tutto il mondo nel giro di pochissimo tempo, da allora furono inventati moltissimi strumenti che porteranno alla nascita ufficiale del cinema di animazione nel 1892, con quello che è considerato il primo “animatore” della storia: Émile Reynaud con il “teatro ottico”.

Prima di arrivare a questo, però, ci sono state altre invenzioni. La prima risale al 1824 e si chiamava taumatropio che era fatto da un cartone con un disegno su entrambe le facce che, se fatto girare velocemente, dava l’impressione del movimento delle figure come nei cartoni animati, dovuto alla sovrapposizione dei disegni.

Nel 1831, fu inventato il fenachistiscopio che, in realtà, era il risultato dell’unione di 2 prototipi: il fantascopio di Joseph Plateau e lo stroboscopio di Simon von Stampler. Il fenachistiscopio era costituito da 2 dischi uniti, su un lato c’era disegnato un circolo di figure simili, mentre sull’altro c’erano delle fessure, bastava ruotarlo di fronte ad uno specchio con l’aiuto di un bastone, per vedere una piccola sequenza a cartoni animati.

La strada, però, è ancora lunga anche se nel 1834 si fa un significativo passo avanti con l’invenzione dello zootropio ad opera di William Horner, si tratta di una macchina a forma di cilindro al cui interno c’era una striscia di carta con dei disegni di piccole dimensioni. Il cilindro aveva delle piccole fessure ognuna delle quali corrisponde ad uno dei disegni e, così, guardando nelle fessure e girando il cilindro, era possibile osservare una breve scena animata. L’invenzione di Horner presentava alcuni difetti, perché le immagini apparivano più sottili di come erano in realtà, pertanto si dovette aspettare l’invenzione di Émile Reynaud del prassinoscopio (1877) per risolvere questo inconveniente.




L’invenzione di Reynaud aveva all’interno un prisma di specchi posizionati in diverse angolazioni che, sostituendo le fessure, riflettevano le immagini e permettevano una visione più chiara.
Prima del prassinoscopio, però, nel 1868 fu inventato il cineografo, una specie di piccolo libro con tutte le pagine disegnate e bastava sfogliarlo molto velocemente per vedere una sequenza animata. Nel 1892, finalmente, si arrivò al teatro ottico di Reynaud che, dopo tanti esperimenti, migliorò la sua ultima invenzione aggiungendo delle strisce disegnate più lunghe e un proiettore per pareti. In realtà questo dispositivo fu inventato 3 anni prima ma il geniale Reynaud lo mostrò per la prima volta nel 1892 a Parigi dove ci fu uno spettacolo di immagini in movimento. Questo accade 3 anni prima delle proiezioni dei Lumière, facendo di Reynaud il precursore del cinema di animazione.

Quelli che, però, sono considerati i veri inventori del cinematografo sono i fratelli francesi, imprenditori di professione ma aspiranti registi per passione. Auguste e Louis Lumière nel 1894 brevettarono il primo proiettore cinematografico, che faceva contemporaneamente da camera e da proiettore mettendo in ombra le invenzioni di tutti i loro predecessori. La macchina non funzionava più con strisce di carta disegnate, ma con una pellicola fotografica vera e propria. L’anno successivo, nel marzo del 1895, veniva girato il primo film documentario realizzato con questa macchina e si intitolava “La sortie des usines Lumière”; mentre il primo spettacolo con pubblico pagante si svolse a Parigi nel dicembre successivo. Girarono diverse città con la loro invenzione e le loro proiezioni: da “Le Repas de bébé” a “L'arrivée d'un train en gare de la Ciotat, passando al primo esempio di “film comico” con la farsa “L'arroseur arrosé”. Viaggiarono da Londra a New York influenzando notevolmente e rapidamente la cultura e la società del tempo e conquistando tutti.

Il cinema d’animazione, ha però 3 padri, infatti oltre ai fratelli Lumiere, diede un grande contributo un altro francese: Georges Jean Méliès. Il regista ed illusionista può essere considerato come il primo inventore degli effetti speciali e anche di molte innovazioni narrative e tecniche, come il montaggio che, secondo la sua biografia (forse un po’ troppo romanzata) scoprì per caso. Le creazioni artistiche di Méliès si differenziavano dalle precedenti, perché raccontavano attraverso il mezzo visibile e realistico della fotografica in movimento, realtà e mondi fantastici che prima di allora erano stati raccontati soltanto nella letteratura. Il suo obiettivo principale non era tanto raccontare storie con una trama di fondo, ma era sbalordire il pubblico con la realizzazione di effetti speciali, che raccontavano storie incredibili ed impossibili. Nel giro di una ventina di anni girò moltissimi film di questo genere, il più noto è sicuramente "Le Voyage dans la Lune”, del 1902, che, come altre sue pellicole, è considerato l’antenato dei film di fantascienza; mentre “Le manoir du diable” del 1896 sembra aver dato vita al genere horror. Fino alla vigilia della prima guerra mondiale, il successo del regista francese fu enorme tanto da influenzare tutti gli altri.

Intanto dall'Italia  arriva il primo lungometraggio d’animazione europea, anche se precedentemente nel 1926 era uscito un altro film considerato il primo in assoluto, “Le avventure del principe Achmed “ di Lotte Reiniger, regista ed animatrice tedesca. La pellicola italiana invece uscì nel 1949 e si intitolava “La rosa di Bagdad”, diretta e prodotta da Anton Gino Domeneghini ed, in realtà, anche in Italia il film si contende questo primato con un altro uscito lo stesso anno, “I fratelli Dinamite” prodotto da Nino Pagot.

Infine, un capitolo a parte merita il Giappone con i suoi manga e anime. Per manga i nipponici intendono ogni tipo di fumetto di qualsiasi genere e che racconti una storia completa dove il protagonista ha un suo sviluppo. Il manga predilige il movimento al dialogo tra i personaggi e, così, c’è un impatto visivo più forte rispetto ai cartoni occidentali ed, inoltre, i personaggi sono molto simili come aspetto fisico (occhi grandi, tanti capelli, etc.) e le figure sono molto stilizzate, mentre i fondali sono sempre ricchissimi di dettagli.



L'animazione è essenzialmente il risultato di un'illusione ottica, dovuta ad un fenomeno fisico definito “persistenza visiva”. L'occhio umano, infatti, ha la capacità di trattenere sulla retina un'immagine per una frazione di secondo anche dopo che essa è sparita dal campo visivo. In quella stessa frazione di secondo, un'immagine può essere sostituita da un'altra lievemente diversa, fornendo al cervello l'illusione del movimento.

Ciò che vediamo sullo schermo cinematografico, quindi, non è un altro che una serie di immagini statiche proiettate in una così rapida successione - 24 fotogrammi al secondo- da riuscire ad ingannare il nostro occhio.

La tecnica che ha dominato la storia dell'animazione - e che tutt'ora viene utilizzata - è quella del disegno a mano. Nella sua forma più pura è ormai molto rara; sempre più spesso è integrata da tecnologie più innovative. È chiamata cel animation, perché gli animatori disegnano i personaggi e gli oggetti da animare su una carta speciale in acetato trasparente, detta appunto cel, da sovrapporre al piano degli sfondi, creati su supporto cartaceo.

Per ottenere durante la proiezione un movimento fluido e verosimile vengono realizzati 24 disegni per ogni secondo. Possono essere anche meno, a seconda del tipo di scena e di movimento, ma mai meno di 6. Un film della durata di 5 minuti richiede dunque tra i duemila e i settemila disegni.
Gli animatori più esperti realizzano soltanto i momenti chiave di una scena (di solito 3 o 4, tra cui certamente quello iniziale e quello finale), tra i quali vengono introdotti, a completamento dei primi, i disegni intermedi. Sono realizzati da disegnatori meno bravi, detti “novellini” o “intercalatori”, e servono soprattutto per rendere più fluido il movimento. Una volta intervenuti i tecnici degli effetti speciali, incaricati di creare e animare fumo, pioggia, ombre e lampi, si riprende tutto con una macchina verticale, puntata su un piano dove vengono piazzati i fogli trasparenti. Un fotogramma alla volta.

L'avvento dei computer ha introdotto numerose novità e ha facilitato ed accelerato la produzione di film d'animazione. Una via di mezzo sono i cosiddetti film a tecnica mista. Il computer viene utilizzato soltanto per creare alcuni personaggi (se non addirittura particolari di un personaggio) o gli sfondi della scena: attraverso lo scanner le immagini su carta vengono convertite in immagini digitali alle quali vengono aggiunte illustrazioni a 3 dimensioni realizzate con il computer.



La vera rivoluzione nel mondo dell'animazione risale al 1995, con il lungometraggio Toy Story. Fino ad allora l'animazione 3D era servita solo da complemento alle altre tecniche: venivano animati in 3D solo alcuni elementi all'interno di un cartoon. Toy Story è invece il primo film realizzato interamente in CGI (computer generated imagery). È un successo seguito a ruota da A Bug's life e Z la formica. L'animazione tradizionale accusa il colpo: il pubblico segue numeroso le nuove produzioni. Arrivano sugli schermi successi come Shrek, L'era glaciale e Monsters & Co. Il successo è dovuto alla tecnologia? «Nessuna tecnologia potrà mai trasformare una cattiva storia in una buona storia. Né una tecnologia, per quanto stupefacente, può intrattenere un pubblico per più di cinque minuti senza una storia affascinante», spiega Steve Jobs, il fondatore della Pixar che ha prodotto Toy Story, Monster & Co., Alla ricerca di Nemo e Gli incredibili.

La tecnica CGI è completamente basata sull'utilizzo dei computer: gli animatori non disegnano né colorano le singole scene, come nell'animazione tradizionale. I personaggi del cartone animato e gli sfondi vengono creati al computer e da questo sono animati grazie a speciali programmi che simulano il movimento. Il lavoro degli animatori è quindi più simile a quello dei burattinai. Muovono i personaggi, gli cambiano espressione ed è poi il computer a generare le immagini di ogni singolo fotogramma del film.

Questa tecnica si presta poi a dare l'illusione delle tre dimensioni ed è più facile per gli animatori “muovere la telecamera” nella scena, movendo l'inquadratura e cambiando la prospettiva dello spettatore. L'animazione computerizzata garantisce la possibilità di alterare e modificare l'immagine costantemente.
I film più famosi sono stati sviluppati con programmi di modellazione sviluppati apposta, utilizzando potentissimi computer. Ma in molti casi sono stati utilizzati software già in commercio. E l'animazione 3D si può sperimentare anche su scala ridotta: esistono programma di animazione economici che funzionano su pc non particolarmente potenti. Una volta realizzata l'animazione, è possibile salvarla su disco fisso in un formato video.





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